Recensione: GODZILLA

Recensione di Godzilla il grande ritorno del mostro nipponico in co-produzione statunitense, dramma e azione in una versione molto vicina all’originale.


TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa, Giappone

ANNO: 2014, colore

REGISTA: Gareth Edwards

INTERPRETI PRINCIPALI: Aaron Taylor-Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins, David Strathairn, Bryan Cranston

GENERE: Azione, Avventura, Thriller, Fantascienza

DURATA: 123 min. (2h e 3 min.)

SINOSSI: Nel 1954 nell’Oceano Pacifico durante test nucleari viene avvistata una creatura mastodontica. Si tenterà di distruggere la creatura ma…

RECENSIONE: Ritorna sugli schermi il grande mostro della Toho: Godzilla. Una nuova pellicola di produzione americana riporta in vita il dinosauro radioattivo. Il film è ben strutturato e presenta alcuni colpi di scena. La storia è ispirata al personaggio di Godzilla ma la trama è completamente nuova. La sceneggiatura miscela benissimo fatti realmente accaduti con la finzione fantascientifica della pellicola. La tanto attesa apparizione di Godzilla nella pellicola è ritardata da ponderate false partenze di sceneggiatura (anche se lo si può già scorgere parzialmente all’inizio della pellicola). Grande film che miscela azione e effetti speciali molto bene. La fotografia cupa rende bene quel senso apocalittico che si respira dalla metà del film. Quello che non convince è la decisione di far passare al protagonista (Aaron Taylor-Johnson) una miriade di guai e farlo sopravvivere ogni volta imboccando lo spettatore sul finale “strappa lacrime” che purtroppo non convince. 
Abbastanza convincente tutto il resto (la storia di Godzilla, il rapporto di Godzilla con altri esseri mostruosi, e la fantabiologia dei mostri) seppur presenti errori nello sviluppo della storia (da notare come gli impulsi elettromagnetici sviluppati da altri mostri influiscono ad intermittenza sulle apparecchiature). Guardando questo film lo spettatore non può fare a meno di pensare ai recenti disastri nucleari (Fukushima, per esempio), altro pregio di questa pellicola.
Questo film non è niente di più che un “Blockbuster” ma è da apprezzare come Godzilla abbia mantenuto il suo aspetto originale, seppur leggermente modificato, conservando anche il raggio nucleare che sputa dalla bocca. Insomma niente a che vedere con il Godzilla del 1998 di Roland Emmerich.

CURIOSITA’:

  • Gli ingegneri del suono hanno usato due altoparlanti alti 12 e 18 piedi che generavano una potenza di 100.000 watts, questo per avere idea della potenza vocale del mostro.
  • Il film è uscito nel 60esimo anniversario di Godzilla.
  • Il film ha 960 riprese con effetti visivi. Il modello in 3D di Godzilla è fatto da 500.000 poligoni e apare in 327 riprese. Se si fosse uutilizzato un solo computer per generare questi effetti grafici ci sarebbero voluti 450 anni.
  • La Toho Studio ha fornito all’ingegnere del suono Erik Aadahl la registrazione originale del 1954 del ruggito di Godzilla, aggiornandolo. Lo ha reso più organico e contemporaneo.
  • I M.U.T.O. sono stati ispirati da King Kong, Alien, Jurassic Park e Starship Troopers
  • Godzilla originariamente doveva essere ritrovato conservato in un ghiacciaio siberiano. Questo fu cambiato quando il regista vide L’uomo d’acciaio che presenta una scena simile.
  • Guillermo Del Toro era considerato per dirigere questo film ma era impegnato alle riprese di Pacific Rim
  • L’urlo di Godzilla ha avuto 50 elaborazioni differenti quella scelta ovviamente è stata usata er il film.
  • Akira Takarada partecipa al film con un cameo. Akira era presente nel film Godzilla del 1954 e appare anche in numerosi sequel. Nella versione cinematografica la sua scena è stata tagliata ma è presente nella versione in DVD.

CONSIGLI: Da vedere mangiando i classici pop-corn. Per apprezzare meglio gli effetti speciali meglio vederlo in sala.

IN UNA PAROLA: Godzilloso

GIUDIZIO: 7

Recensione: GRAVITY

Recensione del film Gravity di Alfons Cuaròn, un capolavoro tra fantascienza e filosofia che regala numerosi spunti di riflessione sull’esistenza di un essere umano.



TITOLO ORIGINALE: Gravity

NAZIONE: Usa, Regno Unito

ANNO: 2013

REGISTA: Alfonso Cuaròn

INTERPRETI PRINCIPALI: Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris

GENERE: Fantascienza, Thriller

DURATA: 90 min (1h e 30 min)

SINOSSI: La dotoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale e insieme al comandante Matt Kowalsky si ritrovano a dovere riparare il telescopio spaziale Hubble, ma…

RECENSIONE: Alfonso Cuaròn stupisce ancora. Questo film è un manifesto filosofico sulla vita. Questo film è il “2001: Odissea nello spazio” di Cuaròn. La realizzazione tecnica è spettacolare. E’ palese che la scelta di alcune riprese in soggettiva sono studiate per il 3D, che comunque rendono perfettamente l’idea di disorientamento e di ansia anche in 2D. Il percorso del personagigo di Sandra Bullock è una lotta contro sè stessa che rappresenta ognuno di noi. L’essere umano contro le sue stesse insicurezza, fobie, paure e incertezze. Nel contesto del film Gravity questo lotta interna è amplificata dalla costante presenza di una fine imminente. C’è uno studio dell’immagine eccellente e i lunghi piani sequenza (nel puro stile di Cuaròn) rendono il film quasi documentaristico. Nella scena in cui la Sandra Bullock entra in un modulo spaziale e si toglie la tuta da astronauta si ha la sensazione che il personaggio rinasca, infatti Cuaròn ci mostra la dott.ssa Ryan Stone (Sandra Bullock) in posizione fetale volteggiando nel vuoto: come un feto nell’utero materno (citazione a Kubrick? Forse sì). Il film è fatto benissimo e studiato nei minimi particolari nella fotografia e nella ripresa. Altro punto forte di Gravity è la sua durata, così facendo non annoia lo spettatore e racconta tutto quello che deve raccontare in 90 minuti.
Un dibattito d’altro tipo si può aprire invece per quanto riguarda l’aspetto realistico della pellicola, secondo alcuni scienziati tutto quello che succede nella pellicola è impossibile. Troppe inesattezze scientifiche sulle distanze e sulle altitudini delle varie basi spaziali, sull’autonomia delle attrezzature e sulle tempistiche di avvenimenti che possono accadere nel vuoto. Certo ma sono cose che nella visione di film a volte dovrebbero passare in secondo piano, rispetto all’impatto emotivo che la pellicola regala.
Il film di Cuaròn è suggestivo, impressionante, claustrofobico e ansiogeno. Dà delle emozioni e dona delle riflessioni su cui si potrebbe dibattere a lungo, solo questo conta. Ed il risultato è eccellente.

CURIOSITA’: in aggiornamento

CONSIGLI: Luci spente e occhi attaccati allo schermo! Se soffritte di attacchi d’ansia accendete la luce, film pieno di scene claustrofobiche.

IN UNA PAROLA: Illuminante

GIUDIZIO: 8

Recensione: MISERY NON DEVE MORIRE

Recensione del film Misery non deve morire tratto dal romanzo di Stephen King.



TITOLO ORIGINALE: Misery

NAZIONE: Usa

ANNO: 1990

REGISTA: Rob Reiner

INTERPRETI PRINCIPALI: James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth, Frances Sternhagen, Lauren Bacall

GENERE: Thriller, Horror

DURATA: 107 minuti (1h 47min), Colore

SINOSSI: Paul Sheldon, famoso scrittore e creatore della collana di libri avente protagonista Misery, è vittima di un incidente stradale ma viene salvato da morte certa da una sua ammiratrice la quale lo cura in casa propria…

RECESIONE: Tratto dal best seller di Stephen King, “Misery non deve morire” è uno dei film thriller più inquietanti della storia del cinema. La regia e la fotografia sono da manuale e danno il meglio di sè nelle sequenze ambientate nella casa di Annie Wilkes (carrellate spinte e funzionali nonostante siano limitate in una stanza, zoomate piene di pathos e punti di vista che esaltano i personaggi).
James Caan è molto bravo nell’interpretare il freddo scrittore di successo. Si percepisce uno studio sul personaggio dall’evoluzione delle sue emozioni. Sembra che questo personaggio distaccato mostri emozioni solo in presenza di forte stress, molto bravo Caan a nascondere, con l’espressioni del volto, una paura palpabile celata da una finta sicurezza; in più occasioni la cultura e l’intelligenza del personaggio lo salvano da situazioni pericolose.
Un capitolo a parte va a Kathy Bates perchè, si può dire senza mezzi termini, che la sua interpretazione vale tutto il film. Grazie a questa pellicola l’attrice vinse l’oscar come migliore attrice. Questo personaggio co-protagonista è vivo, rappresentato e interpretato con accuratezza dai vestiti al trucco, dai modi di fare al modo di comunicare. Annie Wilkes una disturbata infermiera di provincia suscita nello spettatore più terrore di qualsiasi altro killer cinematografico. L’amore morboso per Misery e del suo autore, Paul Sheldon (James Caan), fanno di Annie (Kathy Bates) un personaggio complesso, sfaccettato e sorprendente perchè l’interpretazione del personaggio è così pregna di vitalità che non può non essere apprezzata. Kathy Bates riesce a dosare con grande cura e maestria gli umori del suo personaggio (dall’infantile entusiasmo alla più inquietante follia, dalla violenza alla depressione più profonda) tanto da incutere timore nello spettatore solo con le espressioni del suo viso. Questa interpretazione è un classico esempio di come un attore può usare i suoi muscoli facciali per creare una maschera senza tanto uso di trucco e silicone (inquietanti i primi piani dedicateli in alcune sequenze).
Un film quasi teatrale, per la quantità degli interpreti e delle location utilizzate, ma che fa restare sempre in costante tensione.

CURIOSITA’:

  • Una delle prime macchine da scrivere di Stephen King aveva la “n” che non funzionava, proprio come quella di James Caan nel film
  • Offrifono la parte di Paul Sheldon a Jack Nicholson ma rifiutò perché non era sicuro di voler fare un altro film basato su di un romanzo di Stephen King dopo la sua esperienza con Shining di Stanley Kubrick
  • Stephen King fu talmente impressionato dall’interpretazione di Kathy Bates che più tardi le scrisse due ruoli pensando a lei.
  • Kathy Bates fu la prima donna a vincere l’Oscar di Migliore Attrice per un film horror/thriller.

CONSIGLI: Da vedere al buio, senza bibitone e senza pop corn… il rischio è che vi vada di traverso tutto dallo spavento.

IN UNA PAROLA: Horrori-Fico

GIUDIZIO: 7

PULP FICTION

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 1994

REGIA: Quentin Tarantino

INTERPRETI PRINCIPALI: John Travolta, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Amanda Plummer, Bruce Willis, Ving Rhames, Uma Thurman, Harvey Keitel, Christopher Walken, Eric Stoltz, Rosanna Arquette, Quentin Tarantino, Maria de Medeiros, Peter Greene

GENERE: Thriller, Commedia, Azione, Drammatico

DURATA: 154min (2h 34min), Colore

PRODUZIONE: A Band Apart, Jersey Films, Miramax Films

DISTRIBUZIONE: Cecchi Gori Group (Italia)

SINOSSI: Una coppia discute se è meglio rapinare nel ristorante dove mangiano o meno. Due killer devono compiere una missione ma avranno un intoppo. Un pugile, reo di non avere rispettato i patti con un malvivente per truccare il suo incontro, è braccato da dei sicari. Queste tre storie si intrecciano e creano un’ unica storia ambientata nel underground malavitoso di Los Angeles.

RECENZIONE: Film vincitore all’Oscar per la sceneggiatura. Il film parte in quarta e subito si avverte che la sua potenza sono i dialoghi. Le conversazioni dei personaggi malavitosi sono di una straordinaria semplicità: killer che discutono sulle piccole differenze tra Europa e Usa, rapinatori che disquisiscono su che locali è meglio rapinare oppure i diversi punti di vista sui massaggi ai piedi. In alcuni punti questi testi hanno picchi di filosofia pura, tutto condito con crudezza e violenza. La storia ha uno sviluppo irregolare. Flashback e flashfoward sono di casa, dato che fanno parte dello stile di Tarantino. Lo spettatore deve fare un minimo sforzo mentale per ricomporre i pezzi, ma questa operazione non è complicata anzi è funzionale per capire gradualmente che tipo di rapporto hanno i personaggi tra loro. Lo stile registico è prettamente Tarantiniano: in questo film si consolidano i marchi stilistici del regista come la ripresa dal  bagagliaio oppure i dettagli feticisti dei piedi della protagonista. E’ presente anche il citazionismo tarantiniano ma non è così evidente come in “Bastardi senza gloria“. Il cast di questo film è formidabile! Travolta e Jackson sono una coppia di sicari ironicamente esplosiva e nelo stesso tempo violentemente spietati; Willis in un certo senso è ancora duro a morire; la Thurman è una cocainomane intrigante e sensuale e Roth un rapinatore maldestro un pò fifone. Questi sono gli ingredieti che fanno parte di Pulp Fiction un film che scardina tutti gli schemi classici del cinema in tutti i campi: dalla narrazione allo stile, dalla messa in scena ai personaggi. Un film mitico come la colonna sonora che Tarantino sceglie personalmente, come in tutti i suoi film.

CURIOSITA’ (in aggiornamento)

CONSIGLI: Da vedere.

IN UNA PAROLA: Spiazzante

GIUDIZIO: 9

Recensione: IO SONO LEGGENDA

Recensione del film Io sono Leggenda, one man movie dai toni apocalittici.

TITOLO ORIGINALE: I am Legend

NAZIONE: Usa

ANNO: 2007

REGISTA: Francis Lawrence

INTERPRETI PRINCIPALI: Will Smith, Salli Richardson, Willow Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan, Emma Thompson (non accreditata)

GENERE: Fantascienza, Thriller, Azione

DURATA: 101 min (1h41min), Colore

SINOSSI: Un virus ha ucciso la maggior parte degli esseri umani, alcune persone infette si trasformano in zombie famelici di sangue, ipersesibili alla luce del sole. Sono rare le persone immuni al virus. Una di queste è Robert Neville (Will Smith), l’unico sopravissuto di New York e forse della terra. Robert è costantemente impegnato alla ricerca di un siero che potrebbe salvare l’umanità.

RECENSIONE: Come tutti sanno l’ossatura portante di un film si divide in tre parti: inizio, sviluppo e finale. Un ottimo film deve coinvolgere e stimolare lo spettatore in tutte le sue parti. “Io sono leggenda” ha raggiunto il suo obiettivo per 2/3. Il film, basato sull’omonimo romanzo di Richard Matheson, parte benissimo. Spiazza ed emoziona la New York piena di vegetazione e di animali selvaggi. Per quasi tutta la prima parte il regista ci fa vivere la vita del protagonista: la solitudine in una metropoli, i dialoghi con Sam (il cane) e la paranoia che sfocia in pazzia. Will Smith in questo è stato emozionante e credibile. Non manca, poi, la suspance che in alcuni momenti raggiunge livelli altissimi. Ma non lasciamoci andare a facili entusiasmi. Il film, quando giunge nell’ultimo terzo, inizia a presentare delle lacune di sceneggiatura in funzione alla spettacolarità e alla adrenalina. Quando l’azione cresce la qualità s’abbassa diventando un film d’intrattenimento con la “I” maiuscola. Si giunge all’apoteosi della mediocrità con il deludente finale. Tralasciando il fatto che ormai i film con protagonista Will Smith siano diventati una vetrina commerciale per sponsor e finanziatori (si veda anche “Io, Robot”) e che si stravolgano romanzi per le propie esigenze di sceneggiatura, “Io sono leggenda” dimostra, purtroppo solo in parte, che si possono produrre dei bei film pur seguendo le ferree leggi dello show-business (che si focalizzano più sul profitto che sulla valenza artistica di un film). Come già detto il finale non è all’altezza del resto del film, lo è però il suo finale alternativo. Nonostate tutto è un buon prodotto a cui non manca nulla: thriller, suspance, azione, dramma e sentimento. Da questo punto di vista è un prodotto completo, con alti e bassi.

CURIOSITA’:  (da Internet)
– Ha un finale alternativo (a mio avviso migliore) consultabile qui.

– Nel 2011 uscirà un prequel, sempre con Will Smith. yourmovies.com

CONSIGLI: Da vedere al buio sgranocchiando dei pop corn.

IN UNA PAROLA: Hollywoodiano

GIUDIZIO 6 e mezzo

Recensione: FUOCO ASSASSINO

Recensione del film Fuoco Assassino. Deludente prestazione del regista Ron Howard che mette insieme un buon cast per un film che non rimane impresso nella memoria.


TITOLO ORIGINALE: Backdraft

PAESE: Usa

ANNO: 1991

REGISTA: Ron Howard

INTERPRETI PRINCIPALI: Kurt Russell, William Baldwin, Scott Glenn, Jennifer Jason Leigh, Rebecca De Mornay, Donald Sutherland, Robert De Niro

GENERE:Drammatico, Thriller

DURATA: 132 min (2h12min), Colore

SINOSSI: Due fratelli entrambi pompieri, dopo avere lavorato fianco a fianco per un breve periodo si dividono, a causa di loro vecchie divergenze. Mentre il più grande dei due continua la sua vita cercando di salvare vite umane tra le fiamme, il più giovane lavora per un perito del comune che indaga su degli strani incendi dolosi.

RECESIONE: Film dal cast di tutto rispetto nominato per tre premi oscar. Il film è tecnicamente ben realizzato, gli attori sono convincenti in parte, il tono del film si alza quando in scena appaiono i personaggi interpretati da Robert De Niro e Donald Sutherland, chiavi di volta per la trama, ma purtroppo interpretano piccole parti. All’inizio sembra la storia del conflitto tra due fratelli pompieri ma con un “dribbling” di sceneggiatura si trasforma in un giallo poco avvincente e di mediocre impatto sullo spettatore. Discutibile anche la scelta di Howard nel far interpretare a Kurt Russel il ruolo di Dennis McCaffrey (il padre) e di Stephen ‘Bull’ McCaffrey, il figlio di Dennis cresciuto. Lo spettatore nel vedere Russel morire interpretando il padre e resuscitare nei panni del figlio prova confusione, ma il tutto viene chiarito dopo pochi secondi suscitando ironia. Ironia che non si placa quando subito dopo un incedio vediamo i pompieri fumarsi avidamente una sigaretta. Ma la pellicola non è del tutto da buttare via. Un protagonista non accreditato che ha svolto il suo lavoro sapientemente è il fuoco, infatti sembra respirare, vivere, urlare e odiare, insomma, un vero e proprio personaggio con un carattere. Una prova attoriale, quella del fuoco, che fa sbiadire l’inespressivo protagonista William Baldwin. La musica di Hans Zimmer, poco incisiva all’inizio del film, riempie e descrive con molta passione il finale, elevandolo di spessore solo come Zimmer sa fare.
Ron Howard non ci fa particolarmente emozionare ma ci dona scene adrenaliniche e piene d’azione con il vero protagonista della pellicola: il fuoco.

CURIOSITA’: (Fonte: Wikipedia)
– E’ stato realizzata un’attrazione nel parco a tema degli Universal Studio fino al 2009, sarà rimpiazzata nel 2011 da un’altra attrazione avente come tema i Transformers.

CONSIGLI: Per una serata poco impegnativa.

IN UNA PAROLA: Insipido.

GIUDIZIO 5 e 1/2