Recensione: MALEFICENT

Recensione del film di produzione Disney: Maleficent. Rifacimento della fiaba della bella addormentata in chiave gothic-dark rivisitando la storia dal punto di vista del cattivo.

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 2014, colore

REGISTA: Robert Stromberg

INTERPRETI PRINCIPALI: Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Lesley Manville, Imelda Staunton, Juno Temple, Sam Riley, Brenton Thwaites, Kenneth Cranham

GENERE: Fantastico, Avventura

DURATA: 97 min. (1h 37 min.)

SINOSSI: Malefica è una fata che dovrà proteggere la Brughiera dall’avidità degli umani, fino a che non conosce Stefano, un giovane ragazzo povero, con il quale avrà una amicizia fino a quando…

RECENSIONE: Quest film narra la storia de La Bella Addormentata nel Bosco secondo il punto di vista di Malefica, la fata cattiva. La trama differisce molto da quello che siamo abituati a vedere.
Le ambientazioni, il gioco di luci, l’interpretazione della Jolie contribuiscono però a riportare alla mente la pellicola Disney del 1959, tanto che la scena del battesimo è stata realizzata inquadratura per inquadratura come era nel film di animazione, regalando allo spettatore quel senso di sicurezza di cui aveva bisogno sin dall’inizio del film.
La pellicola parte come una classica storia per poi sfociare nell’epico, con una battaglia che vede cimentarsi sul campo uomini e creature fatate di cui non se ne capisce il senso. Forse la battaglia iniziale è un pretesto narrativo per giustificare e fomentare ancora di più l’odio di Malefica nei confronti degli umani. 
Una delle morali che emergono da questo film è il solito stereotipo fiabesco dell’essere umano cattivo e degli esseri fatati buoni e pacifici, ma al di fuori di questo quello che affascina di più è appunto la dualità della protagonista: Malefica. Prima vendicativa, poi amorevole. Combattuta dall’amore e dall’odio: amore nei confronti di Aurora e odio nei confronti di suo padre, il Re Stefano.
Il regista, Robert Stromberg, già vincitore di due premi oscar per la scenografia di Avatar e Alice in the Wonderland, ci regala una fiaba con tonalità che vanno dal gotico (in stile Burton) al medievale, e sembra dirci “Guardate che la vera storia di Aurora e di Malefica è questa”. E’ proprio vero che le fiabe vengono modificate a seconda di come cambia la società. L’era dei Fratelli Grimm s’è conclusa da un po’, ora c’è l’era Disney.

CURIOSITA’:

  • Angelina Jolie lavoro molto sull’aspetto del suo personaggio. I produttori Disney volevano sfruttare l’immagine della bella attrice ma la Jolie insistette per mantenere un aspetto spaventoso coerente con il suo personaggio.
  • Lana del Rey canta il tema principale Once Upon a Dream nuova versione della canzone presenta ne La bella addormentata nel bosco (1959)
  • La Jolie ha sempre avuto interesse a lavorare in questa pellicola fin dall’inizio, tanto da figurare tra i produttori del film.
  • Vivienne Jolie-Pitt, figlia della Jolie, recita la parte della piccola Aurora.
  • Angelina non ha fatto uso di stunt per realizzare questo film.
  • Angelina ha dichiarato di avere un paio di corna del costume di Malefica a casa.
  • Per coincidenza il film è uscito il 30 maggio esattamente al 55esimo anniversario de La bella addormentata nel bosco.
  • Il trucco di malefica è stato ispirato dalla cantante Lady Gaga, in particolare la copertina dell’album Born this way
  • Robert Stromberg è al suo debutto alla regia.
  • Angelina Jolie aveva parecchie paia di corna da indossare di differente peso. Un di queste era così pesante da farle male il collo.
  • Miranda Richardson interpretava la Regina Ulla, ma il suo ruolo è stato tagliato.

CONSIGLI: Continuerete a ripetere “Ma la storia non era così!”. Lasciate perdere, non confrontate questa pellicola con ciò che già conoscete altrimenti vi perdete tutto il bello.

IN UNA PAROLA: Fiabesco.

GIUDIZIO: 6 e mezzo

UP

TITOLO ORIGINALE: idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 2009

REGISTA: Peter Docter

INTERPRETI PRINCIPALI: Edward Asner, Jordan Nagai, Christopher Plummer, Bob Peterson, Delroy Lindo, Jérôme Ranft, Josh Cooley, Pete Docter

GENERE: Commedia, Fantastico, Avventura

DURATA: 96 min (1h, 36 min), colore

SINOSSI: Il piccolo Carl incontra Ellie, una bambina che diventerà sua moglie. Insieme hanno il sogno di fare un viaggio avventuroso…

RECENSIONE: Vincitore nel 2010 del premio Oscar come miglior film d’animazione, il decimo film prodotto dall’accoppiata Disney-Pixar è veramente un capolavoro. La sequenza della storia d’amore tra Carl e Ellie è cinema puro: solo qualche quadro, semplice e schematico, che scandisce il tempo che passa, nessun dialogo solo un pregevole commento musicale che descrive in melodia gli stati d’animo del protagonista. (Premio Oscar come migliore colonna sonora 2010)
I temi toccati da questo film sono il vero amore, la vecchiaia, l’abbandono, la solitudine ma anche l’importanza degli amici, la lealtà e la fedeltà. Una favola fantastica e visivamente spettacolare, memorabile la scena della casa di Carl che prende il volo con migliaia di palloncini. Un film dal forte impatto visivo anche per la scelta dell’inquadrature a volte abbastanza ricercate altre volutamente piatte (stile sitcom) forse per poter esaltare l’effetto del 3D di cui hanno goduto gli spettatori al cinema. Ma a parte questa scelta, presumibilmente di carattere tecnico, anche le inquadrature a figura intera danno un senso “sicurezza” visiva tanto da goderne (inconsciamente) la spettacolarità dei bellissimi fondali. Film con tratti comici sempre presenti grazie anche al personaggio di Russell, un piccolo boy scout che si trova, suo malgrado, coinvolto nell’avventura di Carl. Il costante contrasto tra Carl e Russell produce gag esilaranti e situazioni comiche veramente gustose complice anche la ingenuità dello stesso Russell.
Gustoso, divertente, avventuroso e il capitolo amoroso è stato ben studiato dagli sceneggiatori rendendolo dolce quanto basta, senza esagerare e senza nel melenso. (Aspetto che di solito appesantisce il film).
Una sceneggiatura geniale (sopratutto all’inizio) e semplice (con una struttura a tappe che ricorda più un film a episodi). Questo dimostra che il più delle volte la semplicità e la fantasia insieme possono dare film che possono diventare subito dei classici.

CURIOSITA’:

  • Primo film prodotto della Pixar in 3D.
  • Primo film della Pixar da “Alla ricerca di Nemo” a non essere presentato nel formato 2.35:1
  • Primo film d’animazione e primo film in 3D ad aprire il Festival di Cannes. Quando il film finì il pubblico rimase completamente in silenzio. Secondo la testimonianza di John Lasseter fu Tilda Switon che ruppe il silenzio e incoraggiò tutti ad una standing ovation.
  • Il leggendario cantante Charles Aznavour dà la voce a Carl nella versione francese, mentre in quella italiana è il grande attore Giancarlo Giannini.
  • Come tradizione Pixar, John Ratzenberger, offre ancora la sua voce a uno dei personaggi del film facendo di lui l’unico attore ad aver “recitato” in tutti i film Pixar.
  • Il personaggio di Carl è stato creato miscelando Spencer Tracy e Walter Matthau.
  • Il titolo in codice durante la produzione del film fu “Helium”
  • Quando il giovane Charles Muntz parla al pubblico per presentare l’animale vivo, tutti indossano il cappello ma si tratta di una vero e proprio mare di cappelli. Non ci sono pesone sotto i cappelli.
  • E’ il secondo maggiore successo commerciale dopo “alla ricerca di Nemo”

CONSIGLI: Da vedere con un parente o con tutta la famiglia.

IN UNA PAROLA: Fantastico

GIUDIZIO: 9

Recensione: ALICE IN WONDERLAND

Recensione di Alice In Wonderland di Tim Burton, film visivamente spettacolare ma che lascia un po’ di amaro in bocca

TITOLO ORIGINALE: Alice in Wonderland

NAZIONE: Usa

ANNO: 2010

REGISTA: Tim Burton

INTERPRETI PRINCIPALI: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Stephen Fry, Crispin Glover, Michael Shee

GENERE: Avventura, Fantastico

DURATA: 109 min (1h46min), Colori

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Alice scappa della sua festa di fidanzamento per seguire il Bianconiglio nel paese delle meraviglie.

RECENSIONE: Il film è tratto dai romanzi “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” scritti da Lewis Carroll ed è l’ennesiama trasposizione cinematografica di questo classico della letteratura inglese. Nonostante la Disney riproponga questa storia (già presentata nel 1951) con un altro registro, le avventure di Alice, rielaborate dal visionario Burton, affascinano più che mai. Anche perchè non è un mero remake ma è un ritorno al “paese delle meraviglie”. Certo, non siamo di fronte ad un lavoro che si possa definire al 100 % “burtoniano”, ma lo stile del maestro del gotico lo ritroviamo in più riprese (es.la rappresentazione della foresta, l’uso dei chiaro-scuri e della rappresentazione scenica). All’inizio il ritmo della storia è molto veloce, tant’è che, dopo mezz’ora di film, già s’incontrano la gran parte dei personaggi protagonisti, tutti realizzati in maniera straordinaria. Degni di nota sono lo Stregatto (subdolo ma affascinante felino che volteggia, sparisce e riappare a piacimento), Pincopanco e Pancopinco (il loro costante contrasto da vità a divertenti siparietti) la Regina Bianca (un’eterea e schifiltosa Anne Hathaway) la Regina Rossa (una psicotica e crudele Helen Bohman Carter) e la lepre Marzolina (personaggio poco presente ma molto divertente, ben curato e creato in tutta la sua coinvolgente pazzia). Un capitolo a parte va riservato al personaggio del Cappellaio Matto interpretato da Johnny Depp. Ci si aspettava un Cappellaio Matto un pò più pazzo. La triste emotività del personaggio è eccessiva ma fortunatamente qualche sprazzo di insanità hanno reso il personaggio più godibile. L’impressione è che Depp abbia fuso insieme Sparrow ed Edward mani-di-formice, i suoi movimenti fluidi e sinuosi e le espressioni tenere e melense ne sono la prova. Il personaggio fortunatamente guadagna qualche punto nell’esibizione della “deliranza” finale. Non si dubita che dietro al personaggio del Cappellaio Matto non ci sia stato uno studio ma sicuramente non è uno dei personaggi più emblematici di Depp. L’interpertazione di Mia Wasikowska (Alice), a parte la sua somiglianza con Gwyneth Paltrow, lascia segni delebili (si nota che è giovani e inesperta – crescerà!). Il film è godibile ma sul finale perde qualche colpo: il ritmo si abbassa e la storia si capisce dove va a finire ma Burton mette qua e là qualche siparietto surreale che rende più sopportabile la ripetitività della storia. La sceneggiatura, tralasciando il fatto che il film sia ispirato a un soggetto collaudato, non viene sviluppata con grande mestiere. Certo è che la trama passa in secondo piano considerando che questa pellicola è più “visiva” che “narrativa”. Effetti speciali all’avanguardia, ambientazioni fantastiche straordinarie e movimenti di macchina a volte al limite del possibile tutto per appagare la spettacolarità di una pellicola altrimenti un pò vuota e ridondante. Il finale delude sopratutto per il messaggio che lancia, sembra dire: “Lasciate perdere il paese delle meraviglie, non esiste! Vivete la realtà, quella è importante!”, smontando tutta la macchina di spensieratezza della pellicola. Morale troppo realista: inconsueta per Burton e un cambio di tendenza inspiegabile da parte della Disney visto che sulla fantasia e la magia ha creato un impero.

CURIOSITA’:
(fonte Wikipedia)
– Ci si potrebbe chiedere perché Tim Burton abbia preferito l’arancione al bianco (colore usato nel film d’animazione della Disney del 1951) per la realizzazione della capigliatura del Cappellaio Matto. Questo, a detta di Burton, è stato un volontario richiamo a quella che era l’attività dei cappellai nel diciannovesimo secolo: per la lavorazione del feltro, erano spesso costretti a trattarlo con del mercurio, tra le cui caratteristiche vi era appunto quella di creare una forte forma d’intossicazione, con conseunti stati d’allucinazione e di squilibrio mentale, facendo inoltre mutare il colore dei capelli in arancione (poiché spesso provavano sulla loro testa i cappelli che producevano. Ecco perché Lewis Carroll partorì questo personaggio: Matto come un cappellaio (Mad as a hatter) che, paradossalmente, nella società del diciannovesimo secolo non era una figura rara da trovare.
– La “deliranza”, eseguita dal cappellaio matto, ricorda il finale di “Beetlejuice”, film del 1988 diretto dallo stesso Burton; anche il movimento rotatorio della testa del Cappellaio è identico a quello compiuto da Beetlejuice.
– Determinati aspetti della trama (in particolare il ritorno di Alice dopo un precedente viaggio del quale non ha ricordo e la regina rossa che tiranneggia) ricordano molto la trama del videogioco American McGee’s Alice.
– La fuga iniziale di Alice dalla festa in casa ricorda molto la parte iniziale di Alice nel paese delle meraviglie film TV del 1999 diretto da Nick Willing, nel quale Alice scappa di casa per paura e vergogna di cantare una canzone dinnanzi agli ospiti. Sempre nel film di Willing è presente la rassomiglianza dei personaggi con gli invitati alla festa, elemento inesistente nel romanzo originale, ripreso forse dal film “Il mago di Oz”.
– Il Fante della Regina di cuori ha una benda all’occhio sinistro, che mentre compie atti malvagi è nera, ma diventa rossa quando si trova vicino alla regina di cuori. Ha un occhio solo perché il Fante di Cuori e il Fante di Picche sono chiamati, in Inghilterra, One-Eyed Jacks, per la loro rappresentazione di profilo.
– All’inizio (e in una locandina del film), quando Alice si ritrova catapultata nel Paese delle meraviglie, si riconosce chiaramente sullo sfondo l’albero dei morti de “Il mistero di Sleepy Hollow”; chiara citazione di un altro celebre film dello stesso Tim Burton.
– Nel film sono presenti anche un omaggio ad un film di animazione di Burton “La sposa cadavere”, dove nel giardino della Regina Rossa si notano dei rami a forma di mano. Sempre nel giardino, sono presenti cespugli dalle svariate forme, omaggio al famoso film di Burton “Edward mani di forbice” inoltre quando il cappellaio nasconde la piccola Alice nella teiera e le taglia velocemente un vestito da farle indossare, lo fa con le stesse mosse di Edward (e guardacaso Johnny Depp ha recitato nel ruolo di entrambi i personaggi).
– La corona delle regine cambia il colore delle gemme a seconda di chi la indossa: se la indossa quella rossa diventano rosse, se la indossa quella bianca, diventano azzurre.
– Il Ghiro è una femmina nel film, e questo ha scatenato molte domande sul perchè. Burton rispose che nel libro il suo sesso non è specificato.
– La risposta alla frequente domanda posta dal cappellaio ad Alice “perché un corvo assomiglia ad una scrivania?” è molto semplice: un corvo assomiglia ad una scrivania poiché sia l’uno che l’altra hanno le penne. L’indovinello comunque era stato pensato da Carroll per non avere risposta, solo dopo la pubblicazione del libro pensò ad una soluzione e partì anche un concorso per inventarne una! Una di queste è «ci somiglia perché entrambi producono note» (le note della scrivania si riferiscono agli appunti, appunto “note” invece per il corvo le note sarebbero quelle prodotte dal suo verso).
– Sulla stoffa del nastro legato al collo del Cappellaio sono impresse diverse teste variopinte di Jack Skeletron, protagonista del film prodotto da Burton “The Nightmare Before Christmas”.
– All’inizio del film, Lady Ascot, mentre passaggia con Alice, scopre che sono state piantate rose bianche, quando lei le aveva chieste rosse. Un riferimento alla prima volta in cui Alice, nel romanzo, vede la Regina di Cuori, decisa a punire tre carte per aver piantato rose bianche e poi dipingerle di rosso.

(fonte IMDb)
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CONSIGLI: Aprite la mente alla fantasia e lasciatevi coinvolgere come si faceva da bambini.

IN UNA PAROLA: Burtonesco

GIUDIZIO 6 e mezzo