Recensione: IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI

Recensione del film Il gabinetto del dottor Caligari film manifesto dell’espressionismo tedesco di Robert Wiene

TITOLO ORIGINALE: Das Cabinet des Dr. Caligari
NAZIONE: Germania
ANNO: 1920
REGISTA: Robert Wiene
INTERPRETI PRINCIPALI: Friedrich Fehér, Werner Krauss, Conrad Veidt, Lil Dagover, Hans Heinrich von Twardowski, Rudolf Lettinger
GENERE: Horror, Drammatico
DURATA: 71 min. (1h e 11 min), b/n, muto
SINOSSI: Francis racconta la sua storia a un vecchio signore che ha come protagonista lui e un fantomatico dottor Caligari…
RECENSIONE: Il film di Wiene oltre a essere l’apice del movimento artistico dell’espressionismo ha molti aspetti nella struttura delle sceneggiatura del cinema moderno. Il linguaggio estetico del film ha le caratteristiche dei film del cinema muto inquadrature fisse a stampo teatrale, ma ha una modernità nella struttura della sceneggiatura come ad esempio l’utilizzo del flashback, presente in tutto il film. La scenografia sghemba, senza prospettiva, carica di scuri danno al complessità del film un carattere cupo. La tensione drammatica cresce fino ad arrivare al finale pieno di colpi di scena. La dualità tra sogno e realtà, e dei personaggi stessi, fanno di questa pellicola una pietra miliare del cinema degli anni 20. Questo film è un classico esempio dove l’estetica delle immagini è funzionale alla storia. L’uso delle immagini virate è sapientemente usato, caratteristica persa con l’avvento dei colori. Il trucco degli attori dà forza e potenza ai vari personaggi donando caratteristiche inquietanti e spaventose. La tecnica attoriale è ridondante, pesante e molto esagerata tipica del cinema dell’epoca ma questo, considerando l’impossibilità di poter usare la parola, dona ai personaggi carattere e forza. Da manuale l’uso delle inquadrature con mascherini e dissolvenze. Molto forte il personaggio del sonnambulo Cesare.
CONSIGLI: Solo per i veri appassionati del cinema.
IN UNA PAROLA: Intramontabile

GIUDIZIO: 9

Recensione: MISERY NON DEVE MORIRE

Recensione del film Misery non deve morire tratto dal romanzo di Stephen King.



TITOLO ORIGINALE: Misery

NAZIONE: Usa

ANNO: 1990

REGISTA: Rob Reiner

INTERPRETI PRINCIPALI: James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth, Frances Sternhagen, Lauren Bacall

GENERE: Thriller, Horror

DURATA: 107 minuti (1h 47min), Colore

SINOSSI: Paul Sheldon, famoso scrittore e creatore della collana di libri avente protagonista Misery, è vittima di un incidente stradale ma viene salvato da morte certa da una sua ammiratrice la quale lo cura in casa propria…

RECESIONE: Tratto dal best seller di Stephen King, “Misery non deve morire” è uno dei film thriller più inquietanti della storia del cinema. La regia e la fotografia sono da manuale e danno il meglio di sè nelle sequenze ambientate nella casa di Annie Wilkes (carrellate spinte e funzionali nonostante siano limitate in una stanza, zoomate piene di pathos e punti di vista che esaltano i personaggi).
James Caan è molto bravo nell’interpretare il freddo scrittore di successo. Si percepisce uno studio sul personaggio dall’evoluzione delle sue emozioni. Sembra che questo personaggio distaccato mostri emozioni solo in presenza di forte stress, molto bravo Caan a nascondere, con l’espressioni del volto, una paura palpabile celata da una finta sicurezza; in più occasioni la cultura e l’intelligenza del personaggio lo salvano da situazioni pericolose.
Un capitolo a parte va a Kathy Bates perchè, si può dire senza mezzi termini, che la sua interpretazione vale tutto il film. Grazie a questa pellicola l’attrice vinse l’oscar come migliore attrice. Questo personaggio co-protagonista è vivo, rappresentato e interpretato con accuratezza dai vestiti al trucco, dai modi di fare al modo di comunicare. Annie Wilkes una disturbata infermiera di provincia suscita nello spettatore più terrore di qualsiasi altro killer cinematografico. L’amore morboso per Misery e del suo autore, Paul Sheldon (James Caan), fanno di Annie (Kathy Bates) un personaggio complesso, sfaccettato e sorprendente perchè l’interpretazione del personaggio è così pregna di vitalità che non può non essere apprezzata. Kathy Bates riesce a dosare con grande cura e maestria gli umori del suo personaggio (dall’infantile entusiasmo alla più inquietante follia, dalla violenza alla depressione più profonda) tanto da incutere timore nello spettatore solo con le espressioni del suo viso. Questa interpretazione è un classico esempio di come un attore può usare i suoi muscoli facciali per creare una maschera senza tanto uso di trucco e silicone (inquietanti i primi piani dedicateli in alcune sequenze).
Un film quasi teatrale, per la quantità degli interpreti e delle location utilizzate, ma che fa restare sempre in costante tensione.

CURIOSITA’:

  • Una delle prime macchine da scrivere di Stephen King aveva la “n” che non funzionava, proprio come quella di James Caan nel film
  • Offrifono la parte di Paul Sheldon a Jack Nicholson ma rifiutò perché non era sicuro di voler fare un altro film basato su di un romanzo di Stephen King dopo la sua esperienza con Shining di Stanley Kubrick
  • Stephen King fu talmente impressionato dall’interpretazione di Kathy Bates che più tardi le scrisse due ruoli pensando a lei.
  • Kathy Bates fu la prima donna a vincere l’Oscar di Migliore Attrice per un film horror/thriller.

CONSIGLI: Da vedere al buio, senza bibitone e senza pop corn… il rischio è che vi vada di traverso tutto dallo spavento.

IN UNA PAROLA: Horrori-Fico

GIUDIZIO: 7

Recensione: CLOVERFIELD

Recensione film Cloverfield film adrenalinico di Matt Reeves

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 2008

REGIA: Matt Reeves

INTERPRETI PRINCIPALI: Michael Stahl-David, T. J. Miller, Jessica Lucas, Odette Yustman, Lizzy Caplan, Mike Vogel

GENERE: Horror, Fantascienza

DURATA: 85 min (1h25min), Colori

SINOSSI: Una festa organizzata da dei ragazzi viene interrotta da quello che sembra un terremoto. I ragazzi scendono in strada e scoprono una spaventosa verità.

RECENSIONE: Il film inizia lentamente. Ma la noia si trasforma subito in azione. La pellicola si consuma velocemente, l’adrenalina è sempre alle stelle. Anche se il soggetto è molto scontato la realizzazione non ha pari. Infatti è tutto girato in presa diretta, con lunghi (finti) piani-sequenza, tutto in prima persona con camera a mano. Niente di nuovo, dal punto di vista stilistico, (si veda Nodo alla Gola di Hitchcock) ma è grazie questa tecnica e agli avanzati effetti speciali che questo film è così coinvolgente. Ci si trova dentro all’azione, non si ha tempo di pensare, gli eventi evolvono così velocemente che non si ha tempo di digerire quello che è appena successo. Le urla, il panico e le immagini fortemente traballanti sono molto presenti e, quello che per molti può sembrare un difetto, o comunque qualcosa di molto fastidioso, le inquadrature sghembe tremolanti e poco nitide sono il punto di forza del film, ma non solo. Fanno parte della trama stessa visto che chi riprende è un vero e proprio personaggio del film. Lo spettatore si veste dei panni dell’amico del protagonista e dal suo punto di vista vive una sera da dimenticare a New York. In questo film esistono tutte le paure che la società americana sta vivendo in questi ultimi anni e il ricordo dell’undici settembre è più vivo che mai. Il sotto-testo delle fobie americane è forte e poco celato (la gente che corre in strada sfuggendo da una nube di polvere e le telefonate ai genitori fanno eco ad altri fatti, purtroppo di cronaca vera), ed un brivido corre per la schiena. Un triste deja vu investe lo spettatore ma non ha tempo di pensarci su che la macchina da presa scappa. Fino a metà del film non si sa da che cosa.  Il mistero rimane quasi fino all’ultimo e le ultime scene concitate sono la degna fine di un film che è una mera macchina di intrattenimento, forse un pò fine a sè stesso, ma molto coinvolgente che lascia un buon retrogusto sul palato dello spettatore. Film vuoto di contenuti “intellettuali” ma pregno di azione e suspance.

CURIOSITA’: (Fonte WIkipedia)
– Il film è uscito negli Stati Uniti il 18 gennaio 2008, pochi giorni prima dell’uscita della quarta stagione di Lost, prodotta dallo stesso J.J. Abrams.
– La scena in cui la testa della Statua della libertà viene decapitata e lanciata come un proiettile tra i grattacieli di New York prende ispirazione dalla locandina di 1997: fuga da New York del 1981 di John Carpenter.
– All’inizio del film appare un breve cameo in cui è visibile Jason Biggs (interprete di Jim Levenstein in American Pie). Si presume che durante il film muoia a causa del mostro.
– Jason “Hawk” Hawkins (Mike Vogel) indossa una maglietta con il marchio della bevanda fittizia chiamata Slusho. La bevanda nasce in alcuni episodi della serie TV Alias, ed è stata usata anche per alcune foto promozionali del serial Heroes.
– Il film inizia e finisce curiosamente nel medesimo luogo, e cioè a Central Park. Nella prima scena Rob e Beth si trovano a casa del padre mentre nell’ultima scena si trovano dove è caduto l’elicottero che li trasportava via da New York.
– Nel film non compaiono bambini, in quanto il regista temeva che potessero lasciarsi sfuggire informazioni sulla trama del film.
– Hud, il cameraman di tutto il film, è anche un acronimo che in inglese sta per “head up display” (h.u.d.), un visore che, in aeronautica, è utilizzato per la monitorizzazione dei dati di volo. È quindi probabile che il regista abbia scelto tale nome per definire il punto di vista dello spettatore.
– Nelle immagini iniziali del film compare il simbolo della Dharma, società fittizia presente nel telefilm Lost, creato dallo stesso J.J. Abrams.
– Il film è privo di una colonna sonora musicale appositamente scritta, salvo che nella sequenza di scorrimento dei titoli di coda, in cui si ascolta una composizione sinfonica scritta dal musicista Michael Giacchino, abituale collaboratore del produttore J.J. Abrams (sono di Giacchino le colonne sonore delle serie televisive Alias e Lost, e del film Mission: Impossible 3).
– Il brano musicale, per orchestra e voce femminile solista, dura 9 minuti nella versione che accompagna il termine del film, mentre è disponibile una versione integrale di 12 minuti acquistabile nei siti di download musicale. La musica paga un evidente tributo alle composizioni sinfoniche del cinema nipponico dedicato a Godzilla, scritte da Akira Ifukube.
– La scelta di utilizzare Manhattan come luogo di ambientazione della vicenda è chiaramente ispirato al film Godzilla con Matthew Broderick e Jean Reno, in quanto nel film viene presentata l’isola di Manatthan come un perfetto habitat per un mostro di tali dimensioni. Nel film infatti si spiega che non esiste nessun’altra isola al mondo con certe determinate caratteristiche.
– Sia nella scena iniziale che in quella finale del film, il protagonista descrive ora e luogo delle riprese: in entrambi i casi sono le 6:42 di mattina.

CONSIGLI: Mollate i pop corn, rischiate di farli rovesciare sul pavimento dallo spavento. Film mordi e fuggi, per una serata piacevole con gli amici. Un film da vedere al cinema…. speriamo che esca in versione 3D.

IN UNA PAROLA: Mostruoso

GIUDIZIO 8