Recensione: ROCKY

Recensione del film Rocky film che dà inizio alla fortunata saga di Rocky Balboa interpretato da Sylvester Stallone.

TITOLO ORIGINALE: Rocky

NAZIONE: Usa

ANNO: 1976

REGISTA: John G. Avildsen

INTERPRETI PRINCIPALI: Sylvester Stallone, Carl Weathers, Burgess Meredith, Burt Young, Talia Shire

GENERE: Drammatico

DURATA: 119 min (1h59min), Colori

SINOSSI: Un pugile dilettante ha la possibilità di essere qualcuno combattendo contro il campione dei pesi massimi.

RECESIONE: Rocky Balboa è un pugile dilettante al quale però gli viene offerta un’opportunità per dare un senso alla sua miserabile vita. All’inizio la trama è un pò noiosa, soprattutto per la storia d’amore tra Rocky e Adriana ma questo si rileverà importante e necessaria all’evolversi della storia. Il film è ben girato e ben dosato. I tre tempi “virtuali” della pellicola (il primo l’introduzione con la presentazione dei personaggi; il secondo quello dell’allenamento e il terzo con l’incontro finale) danno forza e stabilità alla storia. Con il procedere dei minuti la noia ci abbandona e prevale la cusiosità di sapere come andrà a finire la storia. Silvester Stallone crea un personaggio sfaccetato: sicuro è potente nel combattere l’avversario sul ring, infantile e insicuro nell’affrontare la vita, facendo il finto duro. L’atteggiamento, il linguaggio e la fragilità psicologica del suo personaggio riescono ad emergere così bene nell’interpretazione di Stallone che lo spettatore non può non fare a meno di afffezionarsi a Rocky. Talya Shire è bravissima nell’interpretare la timida e ingenua Adriana che, nonostante sia un personaggio non protagonista, è sempre presente nel film perchè è lei che dà linfa vitale e forza (psicologica) a Rocky. Impressionante e toccante l’interpretazione di Paulie da parte di Burt Young. La sequenza dell’allenamento, resa momumentale grazie alla musica potente di Bill Conti, appassiona e dà carica. Il film è ben diretto nonostante alcuni errori, causati sicuramente dal basso budget. Insomma è un film che emoziona a più livelli e ha tutto: una storia d’amore poco ortodossa; una  storia di vita potente e educativa e una travolgente storia sportiva. “Rocky” continua e continuerà ad appassionare le generazioni future insegnando loro di non mollare mai anche quando la vita ti prende a pugni.

CURIOSITA’: (fonte IMDb)
– Il film è stato girato in 28 giorni.

– Uno dei manifesti per il film ritrae Rocky e Adrian mano nella mano. Anche se questa è stata una delle immagini più popolari associate al film, la scena, da cui è tratta la foto, è stato tagliata dalla pellicola.

– Il cognome di Adrian nella sceneggiatura originale era Klein.

– I guantoni utilizzati nell’incontro finale sono chiamati ”Casanovas”. Erano illegali negli Stati Uniti, ma Sylvester Stallone ha detto ai produttori che gli ha scelti ”a causa del loro aspetto elegante”.

– Rocky non è il vero nome del personaggio. Il suo vero nome è Robert Balboa – lo si vede in una sceneggiatura approssimativa del secondo film. Il soprannome è stato ispirato dal vero nome del pugile Rocky Marciano.

– Sylvester Stallone ha insistito che la scena in cui ammette le sue paure e dubbi per Adrian la notte prima della lotta fosse girata, anche se la produzione volevano saltarla. Stallone aveva una sola ripresa per la scena, nonostante la ritenesse la scena più importante nel film.

– Originariamente la produzione volevano diversi ex campioni dei pesi massimi a comparire all’inizio della lotta tra Rocky e Apollo. Hanno messo un appello per tutti gli ex campioni, ma il giorno delle riprese solo Joe Frazier venne. La cosa funzionò perché Frasier era un cittadino di Philadelphia dove il film è stato girato e ambientato.

– La scena del bacio tra Rocky e Adrian nella cucina di Rocky non è stata girata come indicato nella sceneggiatura. Talia Shire aveva contratto l’influenza ed era preoccupata di influenzare anche Sylvester Stallone, quindi era molto riluttante a baciarlo. La sua esitazione e il comportamento ha migliorato la scena originariamente scritta in sceneggiatura per questo è stata lasciata nel montaggio finale. In effetti, questa scena è diventata la scena preferita di Stallone di tutta la saga di Rocky, e sia lui che la Shire vedono questa scena come la rinascita per Adrian, dove si è risvegliata a nuova vita.

– Lo zoom finale della scena in cui Rocky corre su per le scale è effettuato all’indietro. Originariamente l’inquadratura esegue un zoom ad allargare, ma è stato invertito con uno zoom a stringere, al fine di far corrispondere al meglio la partitura musicale con l’effetto drammatico. Ciò è stato confermato da Bill Conti, che ha scritto la partitura.

– Le foto sullo specchio di Rocky sono le foto reali di Sylvester Stallone, da ragazzo.

– Le due scene in cui Rocky corre su per le scale del museo sono state girate a due ore di distanza. La prima scena venne fatta prima che sorgesse il sole, la secondo dopo.

– Sylvester Stallone, durante la scena nella cella frigorifera, picchiò la carne così forte e così a lungo che s’è appiattito le nocche. Da quel giorno Stallone ha le nocche completamente livellate.

– Il regista John G. Avildsen e il direttore della fotografia James Crabe fanno un cameo e interpretano rispettivamente il cameraman e il suo assistente nella scena in cui Rocky viene intervistato al macello.
– Durante la scena in cui Gazzo (Joe Spinell) sta parlando a Rocky, Gazzo tira fuori un inalatore a metà frase e lo utilizza. Questo non era presente nella sceneggiatura, Spinell effettivamente ha avuto un attacco d’asma e realmente ha dovuto usare il suo mentre girava. Al regista John G. Avildsen è piaciuta l’autenticità della scena, così ha deciso di lasciarla nel film.

– Durante la lotta finale si sono avuto dei problemi per riempire l’arena con delle comparse essendo un film a basso budget e non era ancora noto a nessuno. Immagini di repertorio vennero utilizzate per risolvere il problema, ma alcuni posti vuoti sono ancora visibili in alcune riprese.

– Sylvester Stallone smise di fumare sigarette per fare questo film perché era a corto di fiato.

– Il film è il debutto cinematografico di Michael Dorn (noto con il personaggio di Worf nelle serie televisive di Stark trek, nel film interpreta una guardia del corpo di Apollo).

– Il personaggio di Talia Shire è stata chiamata successivamente Pennino, come il nonno della Shire: Francesco Pennino.

– Sylvester Stallone aveva inizialmente voluto Harvey Keitel per il ruolo di Paulie.

– Durante la stesura della sceneggiatura, Joe Spinell aveva insistito che il suo personaggio fosse chiamato Gazzo; nome di un lontano zio di Spinell: Tony Gazzo.

– Il spesa più cara nel film è stato il make-up.

– Nell’interpretare Paulie, Burt Young decise di mostrarlo leggermente artritico, quindi prima di ogni ciak, si metteva la trementina sulle mani.

– Il ruolo di Mickey è stato inizialmente proposto a Lee Strasberg (che fu mentore di Burt Young), ma la produzione non poteva permetterselo.

– Quando ha accettato di fare il film, il regista John G. Avildsen non aveva mai visto un match di boxe e non aveva mai visto un film di boxe.

– Secondo Burt Young, durante le riprese della scena in cui Paulie torna a casa sbronzo, un vero ubriaco vagava sul set e ha detto a Young che come ubriaco non era convincente, così Young chiese all’uomo di mostrargli come fare. Young poi copiò l’uomo per girare la scena.

– E’ il primo film sportivo a vincere l’Oscar per il miglior film.

– Nel film fanno la loro comparsa alcuni membri della famiglia di Stallone: il padre Frank suona la campana nell’incontro contro Apollo; il fratello Frank Jr. è la voce solista della combriccola di ragazzi che canta nelle vie di Philadelphia (la scena è all’inizio del film) e il cane nel negozio di animali è il vero cane di Stallone, Butkus, che nell’edizione italiana viene chiamato “Birillo”.

CONSIGLI: Si consiglia la visione del film quando s’è veramente rilassati, causa eccessivo accumolo d’energia positiva.

IN UNA PAROLA: Appassionante

GIUDIZIO 8

Recensione: IL PADRINO

Recensione del capolavoro di Francis Ford Coppola: Il Padrino. L’inizio della saga che parla della mafia negli Usa.

TITOLO ORIGINALE: The godfather

NAZIONE: Usa

ANNO: 1972

REGISTA: Francis Ford Coppola

INTERPRETI PRINCIPALI: Marlon Brando, Al Pacino, James Caan, Robert Duvall, Diane Keaton, Talia Shire

GENERE: Drammatico

DURATA: 175 min (2h55min), Colore

SINOSSI: Don Vito è il capostipite della famiglia Corleone la quale, grazie al racket, diviene una delle più importanti organizzazioni criminali di New York. Il mancato finanziamento e appoggio da parte di Don Vito nel traffico di droga de “il Turco” (affiliato alla famiglia Tartaglia) scatena una serie di omicidi e attentati che sfociano in breve in una guerra tra famiglie mafiose.

RECESIONE: Primo capitolo di una delle trilogie più famosa della storia del cinema. Il successo di questa pellicola non è dovuto solo alla storia intrecciata e avvincente ma sopratutto dalla straordinaria rosa di attori che si avvicendano. Al Pacino, all’epoca attore semisconosciuto, diviene una star grazie alla sua interpretazione. Marlon Brando, invece, si consacra una delle stelle più luminose nel firmamento di Hollywood, che per il ruolo di Don Vito ottienere per la seconda volta l’Oscar come migliore attore protagonista. Il film ha come tema principale “la famiglia” intesa sia come organizzazione criminale (il rispetto, la fedeltà, l’onore) sia come legame di parentela. I rapporti tra i cinque fratelli Corleone sono ben sviluppati ed interpretati: James Caan è l’istitivo e violento Santino (Sonny) che farebbe di tutto per proteggere la famiglia; John Cazale è l’ingenuo Alfredo (Fredo) il quale cerca di farsi largo all’interno della organizzazione con scarsi risultati; Talia Shire è l’unica figlia Costanzia (Connie); Robert Duvall nei panni dell’avvocato Tom Hagen (figlio adottivo di origini non italiane) ormai così integrato nella famiglia che, oltre a ricoprire il ruolo di consigliere del Padrino, viene considerato dagli altri figli di Don Vito un fratello carnale; Al Pacino è Michele (Michael), il più giovane, decorato di guerra, che si trova suo malgrado invischiato negli affari della famiglia. La regia magistrale di Coppola segue tutta la vicenda con passione. L’uso della macchina da presa è dosato sapientemente mantenendo un certo distacco dai personaggi senza però (s)cadere nell’oggettività documentaristica. La fotografia è curata in modo tale che divide la vita dei protagonisti. I caldi chiaro scuri delle occulte attività criminali si contrappongono con le colorate e luminose azioni di vita quotidiana (da notare che riusciamo a vedere la totalità del volto del padrino solo dopo che esce dal suo studio dove organizza i suoi loschi affari). L’amore per la famiglia non solo traspare nelle azioni dei personaggi ma è anche il sentimento che spinge Coppola a strizzare l’occhio alle sue origini italiane mettendo in scena coloriti siparietti senza cadere nel grottesco. Queste note di folclore italiano purtroppo sono basate sugli stereotipi degli emigrati italiani in America, si noti la spensieratezza durante l’affollatissimo banchetto nuziale di Connie quando tutti ebbri cantano e ballano una tarantella oppure quando Clemenza svela i trucchi per fare il sugo all’italiana da manuale (durante la guerra tra le famiglie). Questi episodi smorzano comunque la tensione e la drammaticità che permea per quasi tutto il film. Storica ormai è la colonna sonora di Nino Rota che, con sonorità del mezzogiorno italico, descrive al meglio non solo il protagonista ma tutto il film. La melodia del tema principale è sorniona, solenne e incisiva quel tanto che basta da rimanere, indelebilmente, nella memoria del pubblico. Uno dei film più riusciti di quel periodo che viene chiamato “New Hollywood“, dove i film di Coppola e Scorsese dominavano su tutti. Un film questo che ormai è entrato nell’immaginario collettivo, martoriato dalla critica dell’epoca, oggi invece celebrato come un classico.

CURIOSITA’ : (Fonte: Wikipedia)
– La Paramount Pictures considerò dapprima di fornire la parte di Vito Corleone a Ernest Borgnine, Edward G. Robinson, Orson Welles o George C. Scott. Anche Burt Lancaster voleva la parte ma non fu mai considerato.
– Al provino per la parte, Marlon Brando decise di voler dare al suo personaggio un aspetto da bulldog, recitando con del cotone in bocca per appesantire le guance. Durante le riprese, il cotone fu sostituito da un particolare apparato costruito appositamente da un dentista, e oggi conservato in un museo dedicato al cinema di New York.
– Brando rifiutò il suo premio Oscar e non si presentò alla cerimonia di premiazione, in disaccordo sui maltrattamenti degli indiani nativi d’America da parte degli Stati Uniti e di Hollywood. Al suo posto inviò alla premiazione una finta squaw chiamata Sacheen Littlefeather per leggere il suo discorso di protesta. Più tardi si scoprì la vera identità della ragazza, Maria Cruz, un’attrice semi-sconosciuta.
– Fu Francis Ford Coppola a volere fortemente Al Pacino nella parte di Michael Corleone. Il regista dovette vincere le forti resistenze della produzione che offrì la parte a Jack Nicholson, Dustin Hoffman e Robert Redford. Francis Ford Coppola sosteneva che questi ultimi non avessero la fisionomia del viso riconducibile ai siciliani. Persino James Caan fu provinato per il ruolo di Michael.
– Robert De Niro fece un convincente provino per la parte di Sonny. Tuttavia Francis Ford Coppola gli preferì James Caan, la cui candidatura era sostenuta apertamente da Brando.
– Marlon Brando amava molto fare scherzi sulle scene. Altre vittime furono i due sventurati che in una scena del film, al suo ritorno a casa dall’ospedale, lo portavano su una barella in camera sua: Brando fece mettere assieme a lui sotto la coperta una serie di pesi, di modo che il tutto (barella, Brando e pesi) arrivò a pesare quasi trecento chili.
– Lo scrittore Mario Puzo e il regista Francis Ford Coppola hanno intenzionalmente evitato di utilizzare il termine Mafia all’interno dei loro lavori.
– Nella pellicola ci sono circa 61 scene in cui si vedono gli attori mangiare o bere.
– Nella pellicola ci sono tre personaggi appartenenti alla famiglia di Francis Ford Coppola.
– Talia Shire, sorella del regista, nella parte di Connie; Carmine Coppola (padre di Francis) al pianoforte nella scena d’intermezzo della pellicola e una neonata Sofia Coppola nella parte di Michael Francis Rizzi, il bambino battezzato durante lo sterminio dei capi delle cinque famiglie-
– La parte di Apollonia, originariamente offerta a Stefania Sandrelli (che però non si mostrò interessata), è stata interpretata da una giovanissima Simonetta Stefanelli, che all’epoca delle riprese non aveva ancora compiuto i 18 anni di età.
– Il film fu girato in 62 giorni.
– Le scene ambientate a Corleone, in verità furono girate in provincia di Catania, a Fiumefreddo di Sicilia, nella fattispecie al Castello degli Schiavi. Altre scene furono girate a Forza d’Agrò, a Savoca e a Motta Camastra in provincia di Messina.
– Robert Duvall spesso divertiva gli altri attori con delle improvvisazioni non programmate, ad esempio quando muore Sonny Corleone e riferisce a Don Vito la morte del figlio.
– Durante la scena in cui Tom Hagen riferisce a Don Vito la morte del figlio Sonny, si nota visibilmente un microfono che esce dalla scrivania.

CONSIGLI : Film da vedere gustando degli ottimi cannoli siciliani e del buon passito.

IN UNA PAROLA: Intramontabile.


GIUDIZIO: 8