Recensione: MAX PAYNE

Trasposizione cinematografica dell’omonimo videogame piuttosto insipido e poco avvincente.


TITOLO ORIGINALE: Max Payne

NAZIONE:

ANNO: 2008

REGISTA: John Moore

INTERPRETI PRINCIPALI: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau
Bridges, Olga Kurylenko, Ludacris, Donal Logue, Chris O’Donnell, Kate Burton, Amaury Nolasco

GENERE: Azione, Drammatico

DURATA: 100 min. (1h 40 min), colore, sonoro

SINOSSI: Max Payne, un poliziotto di New York, vuole vendicare la morte di sua moglie e suo figlio ma si troverà immischiato in un situazione più grande…

RECENSIONE: Chi scrive questa recensione è un appassionato del videogioco di Max Payne. Quindi credevo che il mio giudizio sarebbe stato influenzato dal desiderio di vedere le avventure di Max Payne sul grande schermo, ma questo, a parte alcuni dettagli, al fin dei conti non va a cambiare molto il risultato di questa recensione. A parte questo doverosa precisazione iniziamo a parlare del film:Wahlberg è protagonista in questo live-action basato sull’omonimo videogioco Max Payne. Il film presenta divergenze con la trama del videogioco ma non è questo che lo rende un film deludente e abbastanza piatto. Il plot narrativo del videogioco, coinvolgente e avvincente, è stato appiattito per dare al film più azione. Sono state conservate le ambientazione e l’aspetto gotico ma non hanno lo stesso impatto. Il film è molto meno “noir” del videogioco e l’effetto bullet-time è molto meno sfruttato del dovuto, forse dovuto dal film innovatore di questo effetto speciale: Matrix.
Wahlberg è forse la scelta giusta per interpretare il detective di New York al quale hanno ucciso la moglie e il figlio. La sceneggiatura è scadente, ed è strano perché è basata su un soggetto solido, ma soprattutto è piena di dialoghi “telefonati” che appesantiscono la pellicola inevitabilmente. Le scene d’azione sono ben studiate e create ma forse è uno dei pochi aspetti positivi che si possa incontrare in Max Payne, insieme alla fenomenale fotografia.

CURIOSITÀ:

  • È presente una scena aggiuntiva al finale dei crediti che fa presagire a un secondo capitolo ma attualmente non si hanno notizie sulla realizzazione di un Max Payne 2.
  • Mark Wahlberg ha dichiarato che non ha mai giocato al videogame.
  • Questo è il secondo film di Olga Kurylenko basato su un videogame, il primio era Hitman.
  • Mark Wahlberg ha dichiarato che john Moore è uno dei migliori registi con il quale ha lavorato.
  • In internet è stato votato come “uno dei peggiori film mai fatti”.
  • Mark Wahlberg e Mila Kunis hanno lavorato insieme anche in Notte folle a Manhattan e Ted.
  • Beau Bridges ha le stesse iniziali del suo personaggio, infatti interpreta B.B.

CONSIGLI: Se siete fan del videogame sarà abbastanza deludente per voi vedere questa pellicola.

IN UNA PAROLA: Deludente

GIUDIZIO: 5

Recensione: I MERCENARI – THE EXPENDABLES

Recensione del film I mercenari – The Expendables che segna il ritorno alle scene di parecchi protagonisti dei film d’azione degli anni 80-90.

TITOLO ORIGINALE: The Expendables

NAZIONE: Usa

ANNO: 2010

REGISTA: Sylvester Stallone

INTERPRETI PRINCIPALI: Sylvester Stallone,Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Randy Couture, Terry Crews, Mickey Rourke, Bruce Willis, Steve Austin

GENERE: Azione, Avventura

DURATA: 103 min (1h 43 min.), colore

SINOSSI: Un gruppo di mercenari viene ingaggiato per un lavoro da un misterioso Mr. Church. Dopo un primo sopralluogo rifiuteranno l’incarico ma…

RECENSIONE: Ritorna alla regia Stallone con un nuovo progetto, finalmente! Dopo le lunghissime saghe di Rambo e Rocky, che lo hanno mantenuto fino ad ora, si cimenta in un altro progetto (che è ormai diventato il suo nuovo franchise). Potrebbe essere definito, già solo leggendo il cast, un film culto del genere action. Stallone è riuscito a mettere insieme attori della nuova e della vecchia generazione di film d’azione ed arti marziali e farli lavorare in un unica pellicola.
Siamo di fronte ad un nuovo genere action dove le scene di combattimento corpo a corpo sono un misto di boxe, MMA, lotta libera, kung fu e chi più ne ha più ne metta. Il taglio delle riprese è accurato e emotivamente curato. Anche le scene d’azione sono ben studiate sia nelle coreografie di combattimento sia nella struttura della scena. Le sceneggiatura ha il tipico plot del film d’azione, quindi niente di eccezionale, anzi in alcuni momenti alcune scene sembrano messe lì solo per far combattere i personaggi. Ma non è tutto da buttare la sceneggiatura funziona sopratutto nei dialoghi, nei riferimenti dei vecchi film degli stessi attori ai riferimenti ironici sulla vita reale degli stessi. Questo suscita ironia e da quel tocco di comicità che non guasta in questo tipo di film. Questo non è un film sulla sobrietà, quindi preparatevi a qualcosa fuori dagli schemi: sparatorie, lanci di coltelli, sonore scazzottate ed dinamite, tanta dinamite. Un film che usa li stilemi del genere e li rinnova per le nuove generazioni, ridando vita ad una categoria di film che negli ultimi anni non ha avuto molte novità. Non si può certamente definirlo uno spartiacque del suo genere, quindi iniziare a parlare di film d’azione pre-expandebles e post-exspandebles non è il caso, ma questa pellicola ha sviluppato nuove idee che almeno non lasciano lo spettatore con un sensazione di “già visto”.

CURIOSITA’: 10 cose da sapere su I Mercenari

CONSIGLI: Non uno di quei film che quando finisce potresti fare un dibattito, per niente! Rilassati e divertiti con qualche esplosione.

IN UNA PAROLA: Esplosivo

GIUDIZIO: 7

Recensione: ROBOCOP

Recensione del film RoboCop, viene riproposto il problema sull’introduzione di cyborg nella società con un contorno di azione e dramma.


TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO:2014, colore

REGISTA: José Padilha

INTERPRETI PRINCIPALI: Joel Kinnaman, Gary Oldman, Michael Keaton, Samuel L. Jackson, Abbie Cornish

GENERE: Azione, Fantascienza

DURATA: 121 min. (2 h e 1 min.)

SINOSSI: In un futuro prossimo robot programmati per mantenere l’ordine vengono spediti in missioni di guerra dove sono coinvolti gli Stati Uniti. L’opinione pubblica si domanda se la stessa tecnologia può essere applicata alle strade delle proprie città. Nel frattempo Alex Murphy, poliziotto di Detroit, subisce un attentato durante l’investigazione di un caso e…

RECENSIONE: Eccoci di fronte all’ennesimo reboot. Il personaggio di Alex Murphy viene fatto rivivere nelle sembianze dell’attore Joel Kinnaman e diretto da José Padilha. Questo reboot è sorprendente per molti aspetti. Al di là dell’aspetto tecnico (di ottima fattura tra gli effetti speciali, il montaggio e la miriade di particolari all’interno del sistema operativo del poliziotto robot) il film si sofferma su temi etici e morali, non solo su concetti cari ad Asimov (padre delle leggi della robotica) ma anche sulla dualità dell’uomo (il bene e il male) e sulla corruzione. Inoltre lo sviluppo del personaggio di Robocop è ben diverso rispetto al film del 1984 di Paul Verhoeven, Robocop diventa tale solo dopo essere stato manipolato nei livelli biologici nel sistema facendolo diventare più macchina di come era prima. Questo per mostrare come il capitalismo può manipolare ciò che vuole utilizzando potere, soldi, i mass-media ma sopratutto il marketing. La critica della società moderna  “guidata” e influenzata dai media non passa velata, anzi sembra quasi una vera e propria denuncia. D’altronde Robocop del 1984 fu profetico in questo aspetto. Questi temi erano presenti anche nella pellicola originale ma nella versione del 2014 hanno avuto uno sviluppo più forte, forse anche perché ne siamo talmente immersi che non ci facciamo più caso. 
Questo reboot nonostante gli effetti speciali, le scene di azione e le mirabolanti riprese è meno violento del predecessore, perché appunto ha voluto analizzare altri aspetti come ad esempio il rapporto creatura/creatore (potremo definirla “sindrome di Frankeistein”) dove il lato umano prende il sopravvento sul lato macchina compiendo, finalmente, giustizia. 

CURIOSITA’:

  • Daniel Kash, nei panni del poliziotto John Lake, precedentemente ha recitato in un ruolo ricorrente nella serie televisiva di RoboCop del 1994
  • Durante la scena dove Robocop è resentato al pubblico si può leggere sul biscione del telegiornale “Brazilian surfer Gui Padilha…”. E’ un riferimento al sito del figlio di Josè Padilha, il regista.
  • E’ il primo film di produzione hollywoodiana del regista brasiliano Josè Padilha
  • Nei titoli iniziali si può sentire il tema musicale di Robocop scritto da Basil Poledouris.
  • Micheal Keaton e Gary Oldman hanno lavorato entrambe per il franchise di “Batman”.
  • Per il ruolo di RoboCop furono considerati Michael Fassbender, Matthias Schoenaerts, e Russel Crowe
  • Ci sono chiari riferimenti al film Il Mago di Oz del 1939.
  • E’ il primo film del franchise di RoboCop pubblicato per i teatri IMAX.

CONSIGLI: Bisognerebbe vedere ogni reboot evitando confronti con l’originale. Sono due prodotti differenti e questa versione si difende molto bene!

IN UNA PAROLA: RoboCopizzante.

GIUDIZIO: 7

Recensione: GODZILLA

Recensione di Godzilla il grande ritorno del mostro nipponico in co-produzione statunitense, dramma e azione in una versione molto vicina all’originale.


TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa, Giappone

ANNO: 2014, colore

REGISTA: Gareth Edwards

INTERPRETI PRINCIPALI: Aaron Taylor-Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins, David Strathairn, Bryan Cranston

GENERE: Azione, Avventura, Thriller, Fantascienza

DURATA: 123 min. (2h e 3 min.)

SINOSSI: Nel 1954 nell’Oceano Pacifico durante test nucleari viene avvistata una creatura mastodontica. Si tenterà di distruggere la creatura ma…

RECENSIONE: Ritorna sugli schermi il grande mostro della Toho: Godzilla. Una nuova pellicola di produzione americana riporta in vita il dinosauro radioattivo. Il film è ben strutturato e presenta alcuni colpi di scena. La storia è ispirata al personaggio di Godzilla ma la trama è completamente nuova. La sceneggiatura miscela benissimo fatti realmente accaduti con la finzione fantascientifica della pellicola. La tanto attesa apparizione di Godzilla nella pellicola è ritardata da ponderate false partenze di sceneggiatura (anche se lo si può già scorgere parzialmente all’inizio della pellicola). Grande film che miscela azione e effetti speciali molto bene. La fotografia cupa rende bene quel senso apocalittico che si respira dalla metà del film. Quello che non convince è la decisione di far passare al protagonista (Aaron Taylor-Johnson) una miriade di guai e farlo sopravvivere ogni volta imboccando lo spettatore sul finale “strappa lacrime” che purtroppo non convince. 
Abbastanza convincente tutto il resto (la storia di Godzilla, il rapporto di Godzilla con altri esseri mostruosi, e la fantabiologia dei mostri) seppur presenti errori nello sviluppo della storia (da notare come gli impulsi elettromagnetici sviluppati da altri mostri influiscono ad intermittenza sulle apparecchiature). Guardando questo film lo spettatore non può fare a meno di pensare ai recenti disastri nucleari (Fukushima, per esempio), altro pregio di questa pellicola.
Questo film non è niente di più che un “Blockbuster” ma è da apprezzare come Godzilla abbia mantenuto il suo aspetto originale, seppur leggermente modificato, conservando anche il raggio nucleare che sputa dalla bocca. Insomma niente a che vedere con il Godzilla del 1998 di Roland Emmerich.

CURIOSITA’:

  • Gli ingegneri del suono hanno usato due altoparlanti alti 12 e 18 piedi che generavano una potenza di 100.000 watts, questo per avere idea della potenza vocale del mostro.
  • Il film è uscito nel 60esimo anniversario di Godzilla.
  • Il film ha 960 riprese con effetti visivi. Il modello in 3D di Godzilla è fatto da 500.000 poligoni e apare in 327 riprese. Se si fosse uutilizzato un solo computer per generare questi effetti grafici ci sarebbero voluti 450 anni.
  • La Toho Studio ha fornito all’ingegnere del suono Erik Aadahl la registrazione originale del 1954 del ruggito di Godzilla, aggiornandolo. Lo ha reso più organico e contemporaneo.
  • I M.U.T.O. sono stati ispirati da King Kong, Alien, Jurassic Park e Starship Troopers
  • Godzilla originariamente doveva essere ritrovato conservato in un ghiacciaio siberiano. Questo fu cambiato quando il regista vide L’uomo d’acciaio che presenta una scena simile.
  • Guillermo Del Toro era considerato per dirigere questo film ma era impegnato alle riprese di Pacific Rim
  • L’urlo di Godzilla ha avuto 50 elaborazioni differenti quella scelta ovviamente è stata usata er il film.
  • Akira Takarada partecipa al film con un cameo. Akira era presente nel film Godzilla del 1954 e appare anche in numerosi sequel. Nella versione cinematografica la sua scena è stata tagliata ma è presente nella versione in DVD.

CONSIGLI: Da vedere mangiando i classici pop-corn. Per apprezzare meglio gli effetti speciali meglio vederlo in sala.

IN UNA PAROLA: Godzilloso

GIUDIZIO: 7

PULP FICTION

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 1994

REGIA: Quentin Tarantino

INTERPRETI PRINCIPALI: John Travolta, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Amanda Plummer, Bruce Willis, Ving Rhames, Uma Thurman, Harvey Keitel, Christopher Walken, Eric Stoltz, Rosanna Arquette, Quentin Tarantino, Maria de Medeiros, Peter Greene

GENERE: Thriller, Commedia, Azione, Drammatico

DURATA: 154min (2h 34min), Colore

PRODUZIONE: A Band Apart, Jersey Films, Miramax Films

DISTRIBUZIONE: Cecchi Gori Group (Italia)

SINOSSI: Una coppia discute se è meglio rapinare nel ristorante dove mangiano o meno. Due killer devono compiere una missione ma avranno un intoppo. Un pugile, reo di non avere rispettato i patti con un malvivente per truccare il suo incontro, è braccato da dei sicari. Queste tre storie si intrecciano e creano un’ unica storia ambientata nel underground malavitoso di Los Angeles.

RECENZIONE: Film vincitore all’Oscar per la sceneggiatura. Il film parte in quarta e subito si avverte che la sua potenza sono i dialoghi. Le conversazioni dei personaggi malavitosi sono di una straordinaria semplicità: killer che discutono sulle piccole differenze tra Europa e Usa, rapinatori che disquisiscono su che locali è meglio rapinare oppure i diversi punti di vista sui massaggi ai piedi. In alcuni punti questi testi hanno picchi di filosofia pura, tutto condito con crudezza e violenza. La storia ha uno sviluppo irregolare. Flashback e flashfoward sono di casa, dato che fanno parte dello stile di Tarantino. Lo spettatore deve fare un minimo sforzo mentale per ricomporre i pezzi, ma questa operazione non è complicata anzi è funzionale per capire gradualmente che tipo di rapporto hanno i personaggi tra loro. Lo stile registico è prettamente Tarantiniano: in questo film si consolidano i marchi stilistici del regista come la ripresa dal  bagagliaio oppure i dettagli feticisti dei piedi della protagonista. E’ presente anche il citazionismo tarantiniano ma non è così evidente come in “Bastardi senza gloria“. Il cast di questo film è formidabile! Travolta e Jackson sono una coppia di sicari ironicamente esplosiva e nelo stesso tempo violentemente spietati; Willis in un certo senso è ancora duro a morire; la Thurman è una cocainomane intrigante e sensuale e Roth un rapinatore maldestro un pò fifone. Questi sono gli ingredieti che fanno parte di Pulp Fiction un film che scardina tutti gli schemi classici del cinema in tutti i campi: dalla narrazione allo stile, dalla messa in scena ai personaggi. Un film mitico come la colonna sonora che Tarantino sceglie personalmente, come in tutti i suoi film.

CURIOSITA’ (in aggiornamento)

CONSIGLI: Da vedere.

IN UNA PAROLA: Spiazzante

GIUDIZIO: 9

Recensione: SNATCH – LO STRAPPO

Recensione di Snatch – Lo strappo di Guy Ritchie una divertente storia di criminali

TITOLO ORIGINALE: Snatch

NAZIONE: Gran Bretagna/Usa

ANNO: 2000

REGISTA: Guy Ritchie
INTERPRETI PRINCIPALI: Jason Statham, Benicio del Toro, Dennis Farina, Vinnie Jones, Brad Pitt, Rade Šerbedžija, Mike Reid

GENERE: Commedia, Azione

DURATA: 104 min (1h44min), Colori

SINOSSI: Dei rapinatori portano a segno un colpo enorme e nel malloppo c’è un diamante di 86 carati che fa gola a tutti. Malavitosi, mafiosi, zingari e killer saranno tutti coinvolti in una ricerca spasmodica della pietra lasciando dietro di loro un’inevitabile ma divertente scia di sangue e violenza.

RECENSIONE: Ritmo, azione e ironia: questa è l’essenza di questo film. Grande prova registica di Guy Ritchie che con un cast di tutto rispetto (Brad Pitt in primis) riesce a realizzare un film eccentrico e appassionante. La trama sembra banale, ma è realizzata e girata per non annoiare lo spettatore, anzi. E’ una gangster story sgangherata dove i “pesci piccoli” cercano di mangiare i “pesci grossi”, dove dei miserrimi delinquenti di quartiere s’improvvisano navigati criminali della malavita. Il taglio e lo stile sono molto vicini ad una graphic novel, i personaggi sono banali stereotipi di criminalità, ma messi in scena così bene che acquistano di originalità. Un film dove grandi nomi (come Benicio del Toro e Brad Pitt) sono al servizio ad attori meno noti al tempo (come Statham). La sceneggiatura, dello stesso Ritchie, è forte, calibrata e veloce. Non c’è pericolo di annoiarsi, perfino le scene più drammatiche non risultano sdolcinate e melense. Il film è crudo e la cinicità spesso sfocia in una forte ironia. L’ironia nera, con un retrogusto sadico, di alcune scene non può essere che apprezzata dallo spettatore. Lo stile registico è particolare: sfocature, inquadrature sghemba, ribaldate e rovesciate, rallenty e accelerazioni si contrappuntano a quadri di straordinaria fattura registica e di fotografia. Il serrato montaggio fa si che la pellicola risulti tesa e scattante e la scelta di una struttura tarantiniana, per alcuni aspetti (si veda la scena del triplo incidente stradale), esaltano la storia e il film stesso senza tralasciare quel leggero filo narrativo che ricorda le classiche commedie degli equivoci. Anche la musica è coinvolgente e ben usata anche per contrasto (si noti la canzone “Lucky Star” di Madonna durante una delle scene più cruenti). Questa storia di ordinaria criminalità è un intreccio di altre storie più grandi, o più piccole, tanto che quello che sembrava una matassa informe e annodata piano piano si srotola regalando soddisfazioni degne. I bravi attori e la bella regia di questa pellicola sono al servizio dell’intrattenimento puro, quello che ti distrae e ti diverte ma con qualità.
CURIOSITA’: (fonte IMDb)
 – Guy Ritchie ha inventato il personaggio di Micky lo zingaro perchè sembra che Brad Pitt non era in grado di recitare con l’accento londinese.
– Durante la scena della rapina alla ricevitoria Lennie James nel fare il buco nella parete col fucile si fece male veramente. Questa ripresa è stata usata nella versione finale del film.
– Guy Ritchie ha pagato 1 milione di Dollari americani per poter inserire nel film la canzone “Lucky Star” di Madonna.
– Gli errori che Sol, Tyrone e Vincent sono ispirati a veri episodi di criminalità goffa andati in onda in alcuni show televisivi.
– Quasi ogni uccisione avviene fuori campo.
– Nella scena finale, il diamante di 86 carati viene indicato come un diamante a 84 carati.
– I distributori americani considerarono di modificare il titolo in “Snatched” o “Snatch’d”.
– La parola “fuck” viene detta per 163 volte.
– Secondo il commento del DVD era molto difficile lavorare con il cane (di nome Bow cioè Fiocco). Durante la scena in auto con Vincent, Sol e Tyrone, il cane ha attaccato realmente Lennie James, il quale è stato effettivamente morso al cavallo, ma non è stato ferito gravemente. Il cane è stato sostituito dopo questo incidente.
– I produttori non potevano permettersi comparse sufficiente per le sequenze di boxe. Ogni volta che un angolo di ripresa veniva cambiato, le comparse si spostavano per creare l’impressione di una stanza affollata.
– Nel film sono morte 26 persone.
CONSIGLI: Sedetevi sul divano e divertitevi con i vostri amici.
IN UNA PAROLA: Avvincertente

GIUDIZIO: 7 e mezzo

Recensione: BASTARDI SENZA GLORIA

Recensione del film Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino. Un film che rivedere e corregge la storia della Seconda Guerra Mondiale con pennellate di violenza e pulp.

TITOLO ORIGINALE: Inglourious Basterds

NAZIONE: Usa

ANNO: 2009

REGISTA: Quentin Tarantino

INTERPRETI PRINCIPALI: Brad Pitt, Christoph Waltz, Michael Fassbender, Eli Roth, Diane Kruger, Daniel Brühl, Til Schweiger, Mélanie Laurent

GENERE: Avventura, Azione, Guerra

DURATA: 153 min (2h33min), Colori

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Durante la seconda guerra mondiale un manipolo di soldati americani ebrei ha come missione di eliminare tutti i tedeschi naziasti che possono. Nel frattempo una ragazza ebrea, sopravissuta allo sterminio della sua famiglia, ha un’occasione irripetibile: uccidere tutti i gerarchi nazisti.

RECENSIONE: “Bastardi senza gloria” è un film entusiasmante, storicamente strampalato, violentemente tarantiniano, che si consuma tutto d’un fiato e che una volta finito non si può fare a meno d’applaudire. Con un inizio sornione, Quentin ci proietta nella sua seconda guerra mondiale con i soliti tedeschi in cerca di ebrei. Ma dopo qualche minuto di visione viene presentato questo manipolo di uomini molto sui generis: dei soldati americani ebrei, chiamati i “Bastardi”, che cacciano Nazisti come fossero selvaggina. Tarantino già qui spiazza lo spettatore. I carnefici diventano vittime, e queste vittime hanno paura! (si veda la prima scena dove viene presentato Hitler, un ottimo Martin Wuttke). Il cast è formidabile. Spicca fin dall’inizio la straordinaria performance attoriale di Christoph Waltz (nella parte del mellifluo e sornione colonnello delle SS Hans Landa) vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista (più che meritato). Un personaggio sfaccettato e pieno di sfumature, affascinante e spaventevole allo stesso tempo. Il personaggio interpretanto da Brad Pitt, il tenente Aldo Raine, capo dei Bastardi, è straordinariamente confezionato: un leggero prognatismo alla Marlon Brando ne Il Padrino, una vistosa cicatrice alla gola e i suoi metodi spicci fanno di lui un personaggio interessante, forte e pieno di mistero. Alcuni “bastardi” sono ben caratterizzati come Hugo Stiglitz (interpretato da Til Schweiger) e Donnie Donowitz (Tim Roth) soprannominato L’Orso Ebreo mentre altri sono un pò trascurati. Tutti gli attori hanno lavorato molto bene e Tarantino ha dato il meglio di sè: ha sviluppato all’esagerazione il suo stile citazionistico (nomi, film, registi – si noti il cameo di Castellani) e il taglio stilistico della pellicola non delude: inconfondibile. Non trascura anche il “mero” divertimento fine a sè stesso, cosa sempre presente nei film di Tarantino: situazioni curiose e comiche all’interno di un contesto dove gli equilibri sembrano rompersi da un momento all’altro. In questo film prevale il thriller. La tensione e la suspance che riesce a creare in alcune scene mette veramente i brividi, degna del grande Hitchcock. La sceneggiatura è da manuale ed è un peccato che non abbiam ricevuto l’Oscar. La violenza e l’azione, come solo Tarantino può concepire, non mancano anzi si evolvono: la violenza fisica (se pur presente) sembra cedere il passo ad quella psicologica. Le scene d’azione sono brevi, concitate ma piene di tutto quello che ci vuole (sparatorie, mexican standoff, torture). La musica, come detta lo stile tarantiniano, è “ripescata” da altre colonne sonore composte dai più grandi autori di musica da film (sono presenti brani di Morricone, Schifrin, Bernstein) ma anche di artisti contemporanei (come David Bowie). Un film sviluppato tutto sulla comunicazione (i salti mortali da una lingua all’altra, i gesti e il linguaggio del corpo sono cruciali per la trama del film) dove il protagonista, manco a dirlo, è il cinema (le scene conclusive si ambientano in una sala cinematografica). Insomma un lavoro sul cinema, per il cinema nel cinema dove l’azione, la violenza, la suspance e un velo d’ironia vanno oltre a quello che, a prima vista, può sembrare a un film di guerra. Questo film è tutto Tarantino e senza vergonga, senza mezze misure, con una consapevolezza da fare invidia, il regista lo dichiara apertamente alla fine del film dicendo, con le sembianze di Aldo Raine, che: “Questo potrebbe essere il mio capolavoro!”. Senza parole. Standing ovation.

CURIOSITA’
(fonte Wikipedia)

– Lo pseudonimo siciliano usato dal sergente Donnie Donowitz in occasione della premiere di Orgoglio della nazione è Antonio Margheriti, un chiaro riferimento al regista italiano noto per aver diretto svariati film horror/splatter amati da Tarantino (“Apocalypse domani” fra tutti).
– Nella scena in cui il colonnello Hans Landa strozza l’attrice Bridget von Hammersmark, al momento del primo piano le mani non sono quelle del colonnello, ma quelle di Quentin Tarantino.
– Tarantino appare nel film con un bel primo piano dedicato a lui: si tratta del primo cadavere di un soldato tedesco a cui i “Bastardi” strappano lo scalpo.
– Il film “Orgoglio della nazione” che viene presentato durante la serata nazista è stato diretto da Eli Roth, l’attore che interpreta Donnie Donowitz, soprannominato l’Orso Ebreo.
– L’attore Sylvester Groth aveva già interpretato il personaggio del ministro della propaganda Joseph Goebbels nel film “Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler”, a cui si fa riferimento con il mappamondo-bar che compare a metà film.
– Nella scena in cui i bastardi liberano Stiglitz dalla prigionia è presente in sottofondo il pezzo musicale “La battaglia di Algeri”, un chiaro omaggio di Tarantino al regista italiano Gillo Pontecorvo ed al suo capolavoro, “La battaglia di Algeri” appunto.
– Nella prima scena del film, Hans Landa giunge alla fattoria del signor La Padite scortato da due motociclette e da un SdKfz 104, che in realtà non fu mai usato per compiti di scorta ma essenzialmente per il trasporto dei rifornimenti.
– Alla prèmiere nazista non erano presenti né Himmler, né Donitz.
– Nella prima scena in cui si vede Shosanna a Parigi per la prima volta, sta rimuovendo dal cinema le insegne e si nota che in quel cinema veniva proiettato “La tragedia di Piz Palü” film in cui recita l’attrice Leni Riefenstahl, di cui Quentin Tarantino afferma “È stata la più grande regista mai esistita”. Piz Palü viene citato anche nella scena del bar in cui si discuteva dello strano accento dell’infiltrato inglese, e per giustificarlo rispondono che il soldato viene da un piccolo paesino di montagna vicino appunto al Piz Palü.
– Il soldato Hugo Stiglitz prende nome dall’omonimo attore messicano divenuto famoso fra gli anni settanta e ottanta per numerosi film horror tra cui Under the Volcano e Incubo sulla città contaminata del regista Umberto Lenzi.
– Nella scena in cui Aldo Raine/Brad Pitt tratta il rilascio di Bridget von Hammersmack tenuta in ostaggio nello scantinato da un soldato, viene citata l’espressione Stallo alla messicana espressione che indica una situazione nella quale due o più persone (solitamente tre) si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi, in modo che nessuno possa attaccare il suo opponente senza essere a sua volta attaccato e divenuta famosa grazie al genere spaghetti-western di cui Quentin Tarantino è grande estimatore.
– L’omaggio al film del 1977 di Enzo G. Castellari non si ferma al titolo e alla nascita del gruppo, ma lo stesso personaggio interpretato da Brad Pitt è vestito in maniera identica a Bo Svenson, che in Quel maledetto treno blindato pure interpreta il leader del gruppo; inoltre il regista del primo film fa in Bastardi senza gloria un piccolo cameo nel ruolo di un comandante nazista.

(fonte IMDb)
– Quentin Tarantino lavorò alla sceneggiatura per quasi un decennio
– Nastassja Kinski avrebbe dovuto interpretare Bridget Von Hammersmak; Tarantino incontrò l’attrice ma non venne raggiunto un accordo.
– Il nome del personaggio interpretato da Mike Mayers è un omaggio all’attrice Edwige Fenech.
– Su tutto il materiale promozionale tedesco del film la svastica è stata oscurata o rimossa a causa della legge che vige in Germania (è vietato l’esibizione di simboli nazisti a meno che non abbiano una funzione di acuratezza storica)
– La pipa che fuma il colonello Landa è una Calabash Meerschaum, conosciuta come la pipa di Sherlock Holmes.
– Quando è stato chiesto come abbia fatto a diventare così violento per il suo ruolo Eli Roth in parte ha attribuito la sua performance ai costumi storicamente accurati: “Essere in biancheria intima di lana vi faranno venire voglia di uccidere qualsiasi cosa.” Eli ha anche affermato (in una intervista a parte) che la sua ragazza aveva segretamente aggiunto un po ‘di musica di Hannah Montana sul suo iPod, quando l’ascoltava, inspiegabilmente riusciva ad entrare nella natura violenta dell’ “Orso Ebreo”.

Altre curiosità le trovate qui (in Inglese)

CONSIGLI: E’ consigliabile vedere questo film in lingua originale (sottotitoli a piacere). Da seguire in religioso silenzio.

IN UNA PAROLA: Tarantiniano

GIUDIZIO 8 e mezzo

Recensione: IO SONO LEGGENDA

Recensione del film Io sono Leggenda, one man movie dai toni apocalittici.

TITOLO ORIGINALE: I am Legend

NAZIONE: Usa

ANNO: 2007

REGISTA: Francis Lawrence

INTERPRETI PRINCIPALI: Will Smith, Salli Richardson, Willow Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan, Emma Thompson (non accreditata)

GENERE: Fantascienza, Thriller, Azione

DURATA: 101 min (1h41min), Colore

SINOSSI: Un virus ha ucciso la maggior parte degli esseri umani, alcune persone infette si trasformano in zombie famelici di sangue, ipersesibili alla luce del sole. Sono rare le persone immuni al virus. Una di queste è Robert Neville (Will Smith), l’unico sopravissuto di New York e forse della terra. Robert è costantemente impegnato alla ricerca di un siero che potrebbe salvare l’umanità.

RECENSIONE: Come tutti sanno l’ossatura portante di un film si divide in tre parti: inizio, sviluppo e finale. Un ottimo film deve coinvolgere e stimolare lo spettatore in tutte le sue parti. “Io sono leggenda” ha raggiunto il suo obiettivo per 2/3. Il film, basato sull’omonimo romanzo di Richard Matheson, parte benissimo. Spiazza ed emoziona la New York piena di vegetazione e di animali selvaggi. Per quasi tutta la prima parte il regista ci fa vivere la vita del protagonista: la solitudine in una metropoli, i dialoghi con Sam (il cane) e la paranoia che sfocia in pazzia. Will Smith in questo è stato emozionante e credibile. Non manca, poi, la suspance che in alcuni momenti raggiunge livelli altissimi. Ma non lasciamoci andare a facili entusiasmi. Il film, quando giunge nell’ultimo terzo, inizia a presentare delle lacune di sceneggiatura in funzione alla spettacolarità e alla adrenalina. Quando l’azione cresce la qualità s’abbassa diventando un film d’intrattenimento con la “I” maiuscola. Si giunge all’apoteosi della mediocrità con il deludente finale. Tralasciando il fatto che ormai i film con protagonista Will Smith siano diventati una vetrina commerciale per sponsor e finanziatori (si veda anche “Io, Robot”) e che si stravolgano romanzi per le propie esigenze di sceneggiatura, “Io sono leggenda” dimostra, purtroppo solo in parte, che si possono produrre dei bei film pur seguendo le ferree leggi dello show-business (che si focalizzano più sul profitto che sulla valenza artistica di un film). Come già detto il finale non è all’altezza del resto del film, lo è però il suo finale alternativo. Nonostate tutto è un buon prodotto a cui non manca nulla: thriller, suspance, azione, dramma e sentimento. Da questo punto di vista è un prodotto completo, con alti e bassi.

CURIOSITA’:  (da Internet)
– Ha un finale alternativo (a mio avviso migliore) consultabile qui.

– Nel 2011 uscirà un prequel, sempre con Will Smith. yourmovies.com

CONSIGLI: Da vedere al buio sgranocchiando dei pop corn.

IN UNA PAROLA: Hollywoodiano

GIUDIZIO 6 e mezzo