Recensione: MONUMENTS MEN

Recensione di Monuments Men, alla regia abbiamo un Clooney con poco smalto e tanta retorica trita e ritrita.

TITOLO ORIGINALE: The Monuments Men

NAZIONE: Usa, Germania

ANNO: 2014

REGISTA: George Clooney

INTERPRETI PRINCIPALI: George Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Hugh Bonneville, Cate Blanchett

GENERE: Drammatico, Guerra

DURATA: 118 min. (1 h. 58 min.)

SINOSSI: Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista sta prelevando tutte le opere d’arte più importanti di tutta Europa, verrà creata una squadra per recuperarle: i Monuments Men.

RECENSIONE: George Clooney ritorna dietro la macchina da presa e forte di un soggetto che si basa su fatti realmente accaduti sforna un prodotto mediocre.
Tecnicamente ben realizzato, tocca punti di drammaticità notevoli e sprizza,di quando in quando, di una genuina comicità. Il cast di prima classe (John Goodman, George Clooney, Cate Blanchet, Matt Damon e Bill Murray) e la produzione sicuramente creano una macchina potente per una buona promozione del film ma è possibile che il risultato di fatto sia un prodotto zoppicante.
Purtroppo, trattando il tema della Seconda Guerra Mondiale, si rischia di essere ridondanti e ripetitivi su alcuni temi. Lo spauracchio dello “già visto” sfortunatamente si presenta un paio di volte ma non è colpa del soggetto nè del reparto tecnico visto che la storia si basa su fatti reali e  l’Olocausto, la crudeltà delle SS e le città distrutte dei bombardamenti fanno parte di tutto questo. Ci si riferisce piuttosto alla struttura della sceneggiatura ed alcune scelte narrative che forse calzavano a pennello negli anni 80: il patriottismo esagerato, il machismo del “noi siamo i buoni loro i cattivi” e del “quanto vorrei uccidere un crucco”. Sicuramente coerente con gli avvenimenti dell’epoca ma si potevano evitare di sottolinearle così marcatamente.
A parte queste piccole stonature il film scorre piacevole ma non ha la carica magnetica che un film avventuroso dovrebbe avere. Gli manca un po’ di spinta. E’ come fare una cena in un ristorante pregiato dove il cibo è risultato mediocre e non si aspetta altro che la soddisfazione del dolce per essere un po’ ripagati (almeno moralmente), ma purtroppo questo dolce non arriverà mai.

CURIOSITA’: in aggiornamento

CONSIGLI: Apprezzabile la ricostruzione storica di questa parte di Seconda Guerra Mondiale che pochi conoscono ma guardatelo senza pretese.

IN UNA PAROLA: CosìCosì

GIUDIZIO: 6

Recensione: IL CACCIATORE

Recensione de Il cacciatore capolavoro di Cimino con un fantastico Robert De Nero

TITOLO ORIGINALE: The Deer Hunter

NAZIONE: Usa/Gran Bretagna

ANNO: 1978

REGISTA: Michael Cimino

INTERPRETI PRINCIPALI: Robert De Niro, Christopher Walken, Meryl Streep, John Savage, John Cazale, George Dzundza

GENERE: Drammatico, Guerra

DURATA: 183min (3h 3min)

SINOSSI: Un gruppo di amici festeggiano il matrimonio di Nick poco prima di partire per la guerra del Vietnam…

RECESIONE: Il film di Cimino ci proietta nella periferia industrializzata americana, con sapienza, ci fa vivere la vita di una piccola comunità di immigranti dell’est Europa (forse russi) con tutti i suoi ritmi e cicli. Il lait motiv di tutto il film sono proprio i cicli che scandiscono il tempo. Il ciclo del giorno (alba, giorno, notte e ancora alba) fa da contrappunto all’altro ciclo naturale della vita (il matrimonio, l’amicizia e la morte). I cicli sono scanditi dalla fotografia, dal montaggio, dalla bravura degli attori e dalla struttura vera e propria del film.
La prima parte è un lungo capitolo introduttivo (dei personaggi, del loro stile di vita, dei loro affetti dei loro conflitti). La seconda parte è concentrata nel Vietnam, dove si toccano i tempi di cameratismo, amicizia e solidarietà militaresca. Famosa la scena della roulette russa. La terza parte è il ritorno a casa dove l’alienazione e i traumi della guerra inaspriscono alcuni personaggi mentre altri ne escono più fragili e psicologicamente provati.
Un film di guerra al di là della guerra, dove la fragilità dell’uomo si scopre svelando nervi vivi, in cui la depressione e la disperazione di fronte alla morte è uno scoglio insormontabile.
Si vede, grazie all’interpretazione degli attori, che il passaggio della guerra nelle loro vite ha cambiato tutti gli equilibri che si erano instaurati. Un film toccante. Una perla della New Hollywood degli anni ’70.

CURIOSITA’:

  • Gli schiaffi nella scena della roulette russa sono veri. Questo ha aggiunto realismo e tensione alla scena
  • Michael Cimino ha convito Christopher Walken a sputare in faccia realmente Rober De Niro. robert non lo sapeva e la sua reazione allo sputo è vera. De Niro si offese talmente tanto che minaccio di lasciare il set.
  • Christopher Walken dimagrì così tanto perchè fece una dieta costituita solo di riso e banane.
  • La scena in cui savage urlava “Michael ci sono i topi qui!” è vera. Savage aveva fobia dei topi e in quella zona il fiume era infestato dei roditori. L’attore urlava al regista per tirarlo fuori dal fiume. La scena è stata tenuta nel film.
  • De Niro per prepararsi alla parte frequentò e lavoro tra veri operai siderurgici, l’hanno presentato come Bob e nessuno lo riconobbbe.
  • Robert De Niro ha affermato che questo è stato il film fisicamente più estenuante.
  • Meryl Streep ha improvvisato molte elle sue battute.
  • Tutte le scene sono state girate in esterni.
  • Il cast e la troupe hanno dormito sul pavimento del magazzino dove sono state girate le sequenze della roulette russa di Saigon.
  • Pierre Segui che interpreta Julien ha perso un amico nella vita reale a causa della roulette russa.
  • E’ l’ultimo film di John Cazale.
  • E’ il primo film che ha trattato il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam con riprese effettuate in Thailandia

CONSIGLI: Non per tutti i palati, solo per veri appassionati del genere.

IN UNA PAROLA: Struggente.

GIUDIZIO: 7 e mezzo

Recensione: BASTARDI SENZA GLORIA

Recensione del film Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino. Un film che rivedere e corregge la storia della Seconda Guerra Mondiale con pennellate di violenza e pulp.

TITOLO ORIGINALE: Inglourious Basterds

NAZIONE: Usa

ANNO: 2009

REGISTA: Quentin Tarantino

INTERPRETI PRINCIPALI: Brad Pitt, Christoph Waltz, Michael Fassbender, Eli Roth, Diane Kruger, Daniel Brühl, Til Schweiger, Mélanie Laurent

GENERE: Avventura, Azione, Guerra

DURATA: 153 min (2h33min), Colori

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Durante la seconda guerra mondiale un manipolo di soldati americani ebrei ha come missione di eliminare tutti i tedeschi naziasti che possono. Nel frattempo una ragazza ebrea, sopravissuta allo sterminio della sua famiglia, ha un’occasione irripetibile: uccidere tutti i gerarchi nazisti.

RECENSIONE: “Bastardi senza gloria” è un film entusiasmante, storicamente strampalato, violentemente tarantiniano, che si consuma tutto d’un fiato e che una volta finito non si può fare a meno d’applaudire. Con un inizio sornione, Quentin ci proietta nella sua seconda guerra mondiale con i soliti tedeschi in cerca di ebrei. Ma dopo qualche minuto di visione viene presentato questo manipolo di uomini molto sui generis: dei soldati americani ebrei, chiamati i “Bastardi”, che cacciano Nazisti come fossero selvaggina. Tarantino già qui spiazza lo spettatore. I carnefici diventano vittime, e queste vittime hanno paura! (si veda la prima scena dove viene presentato Hitler, un ottimo Martin Wuttke). Il cast è formidabile. Spicca fin dall’inizio la straordinaria performance attoriale di Christoph Waltz (nella parte del mellifluo e sornione colonnello delle SS Hans Landa) vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista (più che meritato). Un personaggio sfaccettato e pieno di sfumature, affascinante e spaventevole allo stesso tempo. Il personaggio interpretanto da Brad Pitt, il tenente Aldo Raine, capo dei Bastardi, è straordinariamente confezionato: un leggero prognatismo alla Marlon Brando ne Il Padrino, una vistosa cicatrice alla gola e i suoi metodi spicci fanno di lui un personaggio interessante, forte e pieno di mistero. Alcuni “bastardi” sono ben caratterizzati come Hugo Stiglitz (interpretato da Til Schweiger) e Donnie Donowitz (Tim Roth) soprannominato L’Orso Ebreo mentre altri sono un pò trascurati. Tutti gli attori hanno lavorato molto bene e Tarantino ha dato il meglio di sè: ha sviluppato all’esagerazione il suo stile citazionistico (nomi, film, registi – si noti il cameo di Castellani) e il taglio stilistico della pellicola non delude: inconfondibile. Non trascura anche il “mero” divertimento fine a sè stesso, cosa sempre presente nei film di Tarantino: situazioni curiose e comiche all’interno di un contesto dove gli equilibri sembrano rompersi da un momento all’altro. In questo film prevale il thriller. La tensione e la suspance che riesce a creare in alcune scene mette veramente i brividi, degna del grande Hitchcock. La sceneggiatura è da manuale ed è un peccato che non abbiam ricevuto l’Oscar. La violenza e l’azione, come solo Tarantino può concepire, non mancano anzi si evolvono: la violenza fisica (se pur presente) sembra cedere il passo ad quella psicologica. Le scene d’azione sono brevi, concitate ma piene di tutto quello che ci vuole (sparatorie, mexican standoff, torture). La musica, come detta lo stile tarantiniano, è “ripescata” da altre colonne sonore composte dai più grandi autori di musica da film (sono presenti brani di Morricone, Schifrin, Bernstein) ma anche di artisti contemporanei (come David Bowie). Un film sviluppato tutto sulla comunicazione (i salti mortali da una lingua all’altra, i gesti e il linguaggio del corpo sono cruciali per la trama del film) dove il protagonista, manco a dirlo, è il cinema (le scene conclusive si ambientano in una sala cinematografica). Insomma un lavoro sul cinema, per il cinema nel cinema dove l’azione, la violenza, la suspance e un velo d’ironia vanno oltre a quello che, a prima vista, può sembrare a un film di guerra. Questo film è tutto Tarantino e senza vergonga, senza mezze misure, con una consapevolezza da fare invidia, il regista lo dichiara apertamente alla fine del film dicendo, con le sembianze di Aldo Raine, che: “Questo potrebbe essere il mio capolavoro!”. Senza parole. Standing ovation.

CURIOSITA’
(fonte Wikipedia)

– Lo pseudonimo siciliano usato dal sergente Donnie Donowitz in occasione della premiere di Orgoglio della nazione è Antonio Margheriti, un chiaro riferimento al regista italiano noto per aver diretto svariati film horror/splatter amati da Tarantino (“Apocalypse domani” fra tutti).
– Nella scena in cui il colonnello Hans Landa strozza l’attrice Bridget von Hammersmark, al momento del primo piano le mani non sono quelle del colonnello, ma quelle di Quentin Tarantino.
– Tarantino appare nel film con un bel primo piano dedicato a lui: si tratta del primo cadavere di un soldato tedesco a cui i “Bastardi” strappano lo scalpo.
– Il film “Orgoglio della nazione” che viene presentato durante la serata nazista è stato diretto da Eli Roth, l’attore che interpreta Donnie Donowitz, soprannominato l’Orso Ebreo.
– L’attore Sylvester Groth aveva già interpretato il personaggio del ministro della propaganda Joseph Goebbels nel film “Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler”, a cui si fa riferimento con il mappamondo-bar che compare a metà film.
– Nella scena in cui i bastardi liberano Stiglitz dalla prigionia è presente in sottofondo il pezzo musicale “La battaglia di Algeri”, un chiaro omaggio di Tarantino al regista italiano Gillo Pontecorvo ed al suo capolavoro, “La battaglia di Algeri” appunto.
– Nella prima scena del film, Hans Landa giunge alla fattoria del signor La Padite scortato da due motociclette e da un SdKfz 104, che in realtà non fu mai usato per compiti di scorta ma essenzialmente per il trasporto dei rifornimenti.
– Alla prèmiere nazista non erano presenti né Himmler, né Donitz.
– Nella prima scena in cui si vede Shosanna a Parigi per la prima volta, sta rimuovendo dal cinema le insegne e si nota che in quel cinema veniva proiettato “La tragedia di Piz Palü” film in cui recita l’attrice Leni Riefenstahl, di cui Quentin Tarantino afferma “È stata la più grande regista mai esistita”. Piz Palü viene citato anche nella scena del bar in cui si discuteva dello strano accento dell’infiltrato inglese, e per giustificarlo rispondono che il soldato viene da un piccolo paesino di montagna vicino appunto al Piz Palü.
– Il soldato Hugo Stiglitz prende nome dall’omonimo attore messicano divenuto famoso fra gli anni settanta e ottanta per numerosi film horror tra cui Under the Volcano e Incubo sulla città contaminata del regista Umberto Lenzi.
– Nella scena in cui Aldo Raine/Brad Pitt tratta il rilascio di Bridget von Hammersmack tenuta in ostaggio nello scantinato da un soldato, viene citata l’espressione Stallo alla messicana espressione che indica una situazione nella quale due o più persone (solitamente tre) si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi, in modo che nessuno possa attaccare il suo opponente senza essere a sua volta attaccato e divenuta famosa grazie al genere spaghetti-western di cui Quentin Tarantino è grande estimatore.
– L’omaggio al film del 1977 di Enzo G. Castellari non si ferma al titolo e alla nascita del gruppo, ma lo stesso personaggio interpretato da Brad Pitt è vestito in maniera identica a Bo Svenson, che in Quel maledetto treno blindato pure interpreta il leader del gruppo; inoltre il regista del primo film fa in Bastardi senza gloria un piccolo cameo nel ruolo di un comandante nazista.

(fonte IMDb)
– Quentin Tarantino lavorò alla sceneggiatura per quasi un decennio
– Nastassja Kinski avrebbe dovuto interpretare Bridget Von Hammersmak; Tarantino incontrò l’attrice ma non venne raggiunto un accordo.
– Il nome del personaggio interpretato da Mike Mayers è un omaggio all’attrice Edwige Fenech.
– Su tutto il materiale promozionale tedesco del film la svastica è stata oscurata o rimossa a causa della legge che vige in Germania (è vietato l’esibizione di simboli nazisti a meno che non abbiano una funzione di acuratezza storica)
– La pipa che fuma il colonello Landa è una Calabash Meerschaum, conosciuta come la pipa di Sherlock Holmes.
– Quando è stato chiesto come abbia fatto a diventare così violento per il suo ruolo Eli Roth in parte ha attribuito la sua performance ai costumi storicamente accurati: “Essere in biancheria intima di lana vi faranno venire voglia di uccidere qualsiasi cosa.” Eli ha anche affermato (in una intervista a parte) che la sua ragazza aveva segretamente aggiunto un po ‘di musica di Hannah Montana sul suo iPod, quando l’ascoltava, inspiegabilmente riusciva ad entrare nella natura violenta dell’ “Orso Ebreo”.

Altre curiosità le trovate qui (in Inglese)

CONSIGLI: E’ consigliabile vedere questo film in lingua originale (sottotitoli a piacere). Da seguire in religioso silenzio.

IN UNA PAROLA: Tarantiniano

GIUDIZIO 8 e mezzo