Recensione: BERLINGUER TI VOGLIO BENE

Recensione di Berlinguer ti voglio bene un film dove la scurrilità e la genialità vanno a braccetto, dove il turpiloquio e l’aulico si fondono in situazioni esilaranti.

TITOLO ORIGINALE: Berlinguer ti voglio bene

NAZIONE: Italia

ANNO: 1977

REGISTA: Giuseppe Bertolucci

INTERPRETI PRINCIPALI: Roberto Benigni, Alida Valli, Carlo Monni, Mario Pachi, Giovanni Nannini, Sergio Forconi

GENERE: Comico, Grottesco

DURATA: 90 min. (1h. 30 min.), colore

SINOSSI: Mario Cioni vive una vita con pochi stimoli dove la sua unica preoccupazione è “trombare”, vive con una madre oppressiva che lo mortifica sempre. Un giorno mentre si reca in balera gli comunicano che sua madre è morta.

RECENSIONE: Una pellicola piena di spunti e riflessioni  ma che purtroppo all’epoca non ebbe molto successo a causa della censura. La qualità tecnica non è eccelsa ma la “macchina cinema” viene utilizzata, seppur con cautela, nel miglior modo possibile utilizzando espedienti tecnici che danno una spinta alla comicità dell’eclettico Benigni. E’ un film artigianale, senza molte pretese infatti quello che conta non è la forma ma il contenuto di questo film. L’incomunicabilità scurrile e disorganizzata di Benigni contrasta con la sicurezza e l’aulicità paesana di Carlo Monni, famoso per la poesia “Noi semo quella razza” un cult che si è confermato solo nel tempo. Molti temi vengono toccati: il disagio giovanile tipico dei centri rurali, le difficoltà di “legare” con le donne, l’elogio alla masturbazione e la volontà di fare una rivoluzione comunista senza sapere come iniziare. Il tutto viene raccontato con una struttura in scenette, scarna ma funzionale per la storia. Un nota di merito in particolare per l’interpretazione della inimitabile Alida Valli: i colpi di testa, gli sguardi, la voce rendono il suo personaggio grottesco e che fa da contrappunto al personaggio di Benigni. Un’interpretazione quella della Valli al di sopra degli schemi a cui sicuramente era abituata, ma ottenendo un risultato fantastico.
Insomma per Benigni un debutto in sordina se confrontato con i successi ricevuti con la Vita è bella. D’altronde da qualche parte si dovrà pure iniziare e lui ha iniziato dal paese, trattando l’illusione del successo del comunismo e di masturbazione compulsiva.

CURIOSITA’:

  • Sul set del film Benigni scrisse l’Inno del Corpo Sciolto ma decise di non inserirla nel film.
  • Il film fu girato in 28 giorni
  • Il film è stato girato nelle zone rurali di Prato
  • La pellicola è il doppio debutto alla regia di Giuseppe Bertolucci e al cinema di Roberto Benigni.

CONSIGLI: Se siete linguisticamente suscettibili questo film non fa per voi. Parolacce e scurrilità a volontà. Per chi invece non gliene importa nulla, buona visione e buone risate.

IN UNA PAROLA: MiraTrombante

GIUDIZIO: 7

Recensione: LA VITA E’ BELLA

Recensione del film La vita è bella favola-capolavoro di Robero Benigni

TITOLO ORIGINALE: La vita è bella

NAZIONE: Italia

ANNO: 1997

REGISTA: Roberto Benigni

INTERPRETI PRINCIPALI: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giorgio Cantarini, Giustino Durano, Horst Buchholz, Amerigo Fontani, Raffaella Lebbroni, Sergio Bustric

GENERE: Commedia, Drammatico

DURATA: 122 min (2h e 2 min) versione originale, Colori

SINOSSI: Guido un giovane ebreo s’innamora di Dora ma la loro felicità viene minata dall’arrivo della Seconda Guerra Mondiale.

RECENSIONE:Questo è da considerare sicuramente il capolavoro di Benigni. Tra tutti i suoi lavori questo è sicuramente più riuscito tant’è che gli è valso l’Oscar al migliore film straniero. La sceneggiatura non presenta nessun tipo di novità nei stilemi dei film di Benigni: solita commedia degli equivoci, solita carica umoristica, solita presenza fisica (quella di Benigni) divertente. Diversa è l’ambientazione: vero colpo di genio del film. Inserire le caratteristiche begnignesche al’interno del contesto storico dell’Italia degli anni ’40, della seconda guerra mondiale e della deportazione degli ebrei è stata la marcia in più (a livello di sceneggiatura). La macchina da presa è in funzione alla scena e non fa altro che riprendere quello ce è stato scritto da una sceneggiatura geniale e poetica (scritta dallo stesso Benigni con il grande Vincenzo Cerami). I temi forti che vengono toccati dal film vengono trattate con delicatezza e spensierata e fantasia tanto da distorcere la cruda realtà e trasformarla in un gioco per gli occhi di un bambino. Questo film è cui classico esempio di “bugie a fin di bene”. Una nota di merito va alla colonna sonora di Piovani, sempre equilibrata ma struggente ed emozionante.

CURIOSITA’:

  • La moglie di Guido, Dora è interpretata da Nicoletta Braschi, moglie di Benigni nella vita reale.
  • E’ la seconda volta che un attore vince l’oscar come migliore attore in un film da lui diretto, la prima volt fu con Laurence Olivier per il film Amleto (1948).
  • E’ la seconda volta che l’Oscar al migliore attore viene vinto da un italiano. La prima volta è successo con Sofia Loren nel film La Ciociara.
  • Horst Buchholz si doppiò nella versione inglese e nella versione tedesca del film

CONSIGLI: Da vedere con gli occhi di un bimbo…

IN UNA PAROLA: Fantaloso

GIUDIZIO: 8 e mezzo