Recensione: ROBOCOP

Recensione del film RoboCop, viene riproposto il problema sull’introduzione di cyborg nella società con un contorno di azione e dramma.


TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO:2014, colore

REGISTA: José Padilha

INTERPRETI PRINCIPALI: Joel Kinnaman, Gary Oldman, Michael Keaton, Samuel L. Jackson, Abbie Cornish

GENERE: Azione, Fantascienza

DURATA: 121 min. (2 h e 1 min.)

SINOSSI: In un futuro prossimo robot programmati per mantenere l’ordine vengono spediti in missioni di guerra dove sono coinvolti gli Stati Uniti. L’opinione pubblica si domanda se la stessa tecnologia può essere applicata alle strade delle proprie città. Nel frattempo Alex Murphy, poliziotto di Detroit, subisce un attentato durante l’investigazione di un caso e…

RECENSIONE: Eccoci di fronte all’ennesimo reboot. Il personaggio di Alex Murphy viene fatto rivivere nelle sembianze dell’attore Joel Kinnaman e diretto da José Padilha. Questo reboot è sorprendente per molti aspetti. Al di là dell’aspetto tecnico (di ottima fattura tra gli effetti speciali, il montaggio e la miriade di particolari all’interno del sistema operativo del poliziotto robot) il film si sofferma su temi etici e morali, non solo su concetti cari ad Asimov (padre delle leggi della robotica) ma anche sulla dualità dell’uomo (il bene e il male) e sulla corruzione. Inoltre lo sviluppo del personaggio di Robocop è ben diverso rispetto al film del 1984 di Paul Verhoeven, Robocop diventa tale solo dopo essere stato manipolato nei livelli biologici nel sistema facendolo diventare più macchina di come era prima. Questo per mostrare come il capitalismo può manipolare ciò che vuole utilizzando potere, soldi, i mass-media ma sopratutto il marketing. La critica della società moderna  “guidata” e influenzata dai media non passa velata, anzi sembra quasi una vera e propria denuncia. D’altronde Robocop del 1984 fu profetico in questo aspetto. Questi temi erano presenti anche nella pellicola originale ma nella versione del 2014 hanno avuto uno sviluppo più forte, forse anche perché ne siamo talmente immersi che non ci facciamo più caso. 
Questo reboot nonostante gli effetti speciali, le scene di azione e le mirabolanti riprese è meno violento del predecessore, perché appunto ha voluto analizzare altri aspetti come ad esempio il rapporto creatura/creatore (potremo definirla “sindrome di Frankeistein”) dove il lato umano prende il sopravvento sul lato macchina compiendo, finalmente, giustizia. 

CURIOSITA’:

  • Daniel Kash, nei panni del poliziotto John Lake, precedentemente ha recitato in un ruolo ricorrente nella serie televisiva di RoboCop del 1994
  • Durante la scena dove Robocop è resentato al pubblico si può leggere sul biscione del telegiornale “Brazilian surfer Gui Padilha…”. E’ un riferimento al sito del figlio di Josè Padilha, il regista.
  • E’ il primo film di produzione hollywoodiana del regista brasiliano Josè Padilha
  • Nei titoli iniziali si può sentire il tema musicale di Robocop scritto da Basil Poledouris.
  • Micheal Keaton e Gary Oldman hanno lavorato entrambe per il franchise di “Batman”.
  • Per il ruolo di RoboCop furono considerati Michael Fassbender, Matthias Schoenaerts, e Russel Crowe
  • Ci sono chiari riferimenti al film Il Mago di Oz del 1939.
  • E’ il primo film del franchise di RoboCop pubblicato per i teatri IMAX.

CONSIGLI: Bisognerebbe vedere ogni reboot evitando confronti con l’originale. Sono due prodotti differenti e questa versione si difende molto bene!

IN UNA PAROLA: RoboCopizzante.

GIUDIZIO: 7

Recensione: GODZILLA

Recensione di Godzilla il grande ritorno del mostro nipponico in co-produzione statunitense, dramma e azione in una versione molto vicina all’originale.


TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa, Giappone

ANNO: 2014, colore

REGISTA: Gareth Edwards

INTERPRETI PRINCIPALI: Aaron Taylor-Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins, David Strathairn, Bryan Cranston

GENERE: Azione, Avventura, Thriller, Fantascienza

DURATA: 123 min. (2h e 3 min.)

SINOSSI: Nel 1954 nell’Oceano Pacifico durante test nucleari viene avvistata una creatura mastodontica. Si tenterà di distruggere la creatura ma…

RECENSIONE: Ritorna sugli schermi il grande mostro della Toho: Godzilla. Una nuova pellicola di produzione americana riporta in vita il dinosauro radioattivo. Il film è ben strutturato e presenta alcuni colpi di scena. La storia è ispirata al personaggio di Godzilla ma la trama è completamente nuova. La sceneggiatura miscela benissimo fatti realmente accaduti con la finzione fantascientifica della pellicola. La tanto attesa apparizione di Godzilla nella pellicola è ritardata da ponderate false partenze di sceneggiatura (anche se lo si può già scorgere parzialmente all’inizio della pellicola). Grande film che miscela azione e effetti speciali molto bene. La fotografia cupa rende bene quel senso apocalittico che si respira dalla metà del film. Quello che non convince è la decisione di far passare al protagonista (Aaron Taylor-Johnson) una miriade di guai e farlo sopravvivere ogni volta imboccando lo spettatore sul finale “strappa lacrime” che purtroppo non convince. 
Abbastanza convincente tutto il resto (la storia di Godzilla, il rapporto di Godzilla con altri esseri mostruosi, e la fantabiologia dei mostri) seppur presenti errori nello sviluppo della storia (da notare come gli impulsi elettromagnetici sviluppati da altri mostri influiscono ad intermittenza sulle apparecchiature). Guardando questo film lo spettatore non può fare a meno di pensare ai recenti disastri nucleari (Fukushima, per esempio), altro pregio di questa pellicola.
Questo film non è niente di più che un “Blockbuster” ma è da apprezzare come Godzilla abbia mantenuto il suo aspetto originale, seppur leggermente modificato, conservando anche il raggio nucleare che sputa dalla bocca. Insomma niente a che vedere con il Godzilla del 1998 di Roland Emmerich.

CURIOSITA’:

  • Gli ingegneri del suono hanno usato due altoparlanti alti 12 e 18 piedi che generavano una potenza di 100.000 watts, questo per avere idea della potenza vocale del mostro.
  • Il film è uscito nel 60esimo anniversario di Godzilla.
  • Il film ha 960 riprese con effetti visivi. Il modello in 3D di Godzilla è fatto da 500.000 poligoni e apare in 327 riprese. Se si fosse uutilizzato un solo computer per generare questi effetti grafici ci sarebbero voluti 450 anni.
  • La Toho Studio ha fornito all’ingegnere del suono Erik Aadahl la registrazione originale del 1954 del ruggito di Godzilla, aggiornandolo. Lo ha reso più organico e contemporaneo.
  • I M.U.T.O. sono stati ispirati da King Kong, Alien, Jurassic Park e Starship Troopers
  • Godzilla originariamente doveva essere ritrovato conservato in un ghiacciaio siberiano. Questo fu cambiato quando il regista vide L’uomo d’acciaio che presenta una scena simile.
  • Guillermo Del Toro era considerato per dirigere questo film ma era impegnato alle riprese di Pacific Rim
  • L’urlo di Godzilla ha avuto 50 elaborazioni differenti quella scelta ovviamente è stata usata er il film.
  • Akira Takarada partecipa al film con un cameo. Akira era presente nel film Godzilla del 1954 e appare anche in numerosi sequel. Nella versione cinematografica la sua scena è stata tagliata ma è presente nella versione in DVD.

CONSIGLI: Da vedere mangiando i classici pop-corn. Per apprezzare meglio gli effetti speciali meglio vederlo in sala.

IN UNA PAROLA: Godzilloso

GIUDIZIO: 7

Recensione: GRAVITY

Recensione del film Gravity di Alfons Cuaròn, un capolavoro tra fantascienza e filosofia che regala numerosi spunti di riflessione sull’esistenza di un essere umano.



TITOLO ORIGINALE: Gravity

NAZIONE: Usa, Regno Unito

ANNO: 2013

REGISTA: Alfonso Cuaròn

INTERPRETI PRINCIPALI: Sandra Bullock, George Clooney, Ed Harris

GENERE: Fantascienza, Thriller

DURATA: 90 min (1h e 30 min)

SINOSSI: La dotoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale e insieme al comandante Matt Kowalsky si ritrovano a dovere riparare il telescopio spaziale Hubble, ma…

RECENSIONE: Alfonso Cuaròn stupisce ancora. Questo film è un manifesto filosofico sulla vita. Questo film è il “2001: Odissea nello spazio” di Cuaròn. La realizzazione tecnica è spettacolare. E’ palese che la scelta di alcune riprese in soggettiva sono studiate per il 3D, che comunque rendono perfettamente l’idea di disorientamento e di ansia anche in 2D. Il percorso del personagigo di Sandra Bullock è una lotta contro sè stessa che rappresenta ognuno di noi. L’essere umano contro le sue stesse insicurezza, fobie, paure e incertezze. Nel contesto del film Gravity questo lotta interna è amplificata dalla costante presenza di una fine imminente. C’è uno studio dell’immagine eccellente e i lunghi piani sequenza (nel puro stile di Cuaròn) rendono il film quasi documentaristico. Nella scena in cui la Sandra Bullock entra in un modulo spaziale e si toglie la tuta da astronauta si ha la sensazione che il personaggio rinasca, infatti Cuaròn ci mostra la dott.ssa Ryan Stone (Sandra Bullock) in posizione fetale volteggiando nel vuoto: come un feto nell’utero materno (citazione a Kubrick? Forse sì). Il film è fatto benissimo e studiato nei minimi particolari nella fotografia e nella ripresa. Altro punto forte di Gravity è la sua durata, così facendo non annoia lo spettatore e racconta tutto quello che deve raccontare in 90 minuti.
Un dibattito d’altro tipo si può aprire invece per quanto riguarda l’aspetto realistico della pellicola, secondo alcuni scienziati tutto quello che succede nella pellicola è impossibile. Troppe inesattezze scientifiche sulle distanze e sulle altitudini delle varie basi spaziali, sull’autonomia delle attrezzature e sulle tempistiche di avvenimenti che possono accadere nel vuoto. Certo ma sono cose che nella visione di film a volte dovrebbero passare in secondo piano, rispetto all’impatto emotivo che la pellicola regala.
Il film di Cuaròn è suggestivo, impressionante, claustrofobico e ansiogeno. Dà delle emozioni e dona delle riflessioni su cui si potrebbe dibattere a lungo, solo questo conta. Ed il risultato è eccellente.

CURIOSITA’: in aggiornamento

CONSIGLI: Luci spente e occhi attaccati allo schermo! Se soffritte di attacchi d’ansia accendete la luce, film pieno di scene claustrofobiche.

IN UNA PAROLA: Illuminante

GIUDIZIO: 8

Recensione: YATTAMAN – Il Film

Recensione del film Yattaman di Takeshi Miike


TITOLO ORIGINALE: ヤッターマン – Yatterman, The movie

NAZIONE: Giappone

ANNO: 2009

REGISTA: Takashi Miike

INTERPRETI PRINCIPALI: Sho Sakurai, Saki Fukuda, Kyōko Fukada, Kendô Kobayashi, Katsuhisa Namase, Sadao Abe, Anri Okamoto

GENERE: Commedia, Fantascienza

DURATA: 111 min ( 1h e 51 min), Colori

SINOSSI: Ganchan e Janet costruiscono straordinari robot ma quando il mondo è in pericolo diventano il duo degli Yattaman. I loro acerrimi nemici sono il trio Drombo, composto dalla bellissima e perfida Miss Doronjo, e dai suoi tirapiedi Boyakki e Tonzula. L’avventura inizia quando una giovane ragazza Shoko chiede aiuto agli Yattaman per ritrovare il padre…

RECESIONE: Trasposizione cinematografica del famoso anime Giapponese Yattaman, conosciuto in italia sopratutto negli anni 80.

Già l’inizo scoppietante fa presagire che il film sarà esplosivo, avvincente e divertente.
La pellicola si rivela una ben riuscita trasposizione dell’anime e fa rivivere le  stesse atmosfere, l’inserimento degli intermezzi cantati e ballati strappano qualche sorriso, ma quello che più è interessante è la continua citazione di altri cartoni animati giapponesi coevi a Yattaman (il più palese è L’Uomo Tigre). Si fa ironia anche sullo stesso sistema anime, senza criticare gli stilemi ma li enfatizza e li sottolinea. Gli effetti speciali in questo film la fanno da padrone, se si considera che è una trasposizione cinematografica di un cartone animato non si poteva fare altrimenti comunque sono godibili e sono ben dosati e funzionali alle scene (ovviamente si fa riferimento alle scene di combattimento tra i robot, molto avvincenti).
Il film è spassoso ma a tratti ridondante, si è voluto umanizzare troppo i personaggi mostrando i loro sentimenti (sopratutto il tema dell’amore).
Tecnicamente inecceppibile, inquadrature studiate e fotografate alla perfezione dando al film quel retrogusto di “classico cartone animato giapponese” con riprese a quadri fissi. Il doppiaggio, di solito tallone d’Achille dei film asiatici, inciampa un po’ durante le canzoni tradotte ma in alcuni casi ha reso più godurioso alcuni aspetti del film.
La sceneggiatura strutturata in maniera ripetitiva non fa altro che richiamare la struttura seriale dell’opera originale Time Bokan, quindi funzionale e coerente con la natura episodistica del cartone animato. Frizzante e coinvolgente, sicuramente i fan della serie Yattaman lo potranno considerare un capolavoro, ma per i non appassionati può apparire come un’accozzaglia di materiale demenziale cucito insieme.

CURIOSITA’:
– I personaggi Doronjo, Boyacky, and Tonzler hanno fatto la loro prima apparizione nel 1975 nella serie La macchina del Tempo
– Molte battute nel doppiaggio italiano sono state inserite e suggerite dal Newbokan (lo Yattaman fanclub italiano), questo ha contribuito a rendere il film più godibile e adatto per il mercato italiano.

CONSIGLI: Film consigliatissimo per i nostalgici anni 80 e affezionati all’anime. Non vi lasciate prendere dalla nostalgia.

IN UNA PAROLA: YATTAAAAAAAAAA!

GIUDIZIO: 6 mezzo

AVATAR

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 2009

REGIA: James Cameron
 
INTERPRETI PRINCIPALI: Sam Worthington,Zoë Saldaña, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodríguez, Joel Moore, Stephen Lang, CCH Pounder, Laz Alonso, Wes Studi, Matt Gerald, Dileep Rao
 
GENERE: Fantascienza, Avventura
 
DURATA: 162 minuti (2h42min), Colore

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Siamo sul pianeta Pandora. Un marines terrestre viene incaricato d’infiltrarsi all’interno della comunità Na’vi, una tribù autoctona, per favorire lo sfruttamento da parte dei potenti terrestri del ricco sottosuolo pandoriano.

RECENSIONE: Cameron ha concepito qualcosa di incredibile. “Avatar” non è un film, è un viaggio. Un’ avventura in un mondo fantastico. La storia non è delle più originali ma quello che ha d’incredibile questo film non è la trama. L’Avatar (un alter ego bio-chimico) non lo “indossa” solo il protagonista Jack Skully, ma anche lo spettatore in sala. Con l’ausilio della tecnologia 3D ci si trova veramente sul quel pianeta fantastico, dove ogni essere è connesso e dove gli alberi sono la memoria di un’intera civiltà. Non sfugge il parallelo con la nostra terra e il messaggio ecologista è palese, ma quello che è veramente bello è la connettività bio-chimica che tutti gli esseri hanno (grazie a delle terminazioni nervose poste all’interno delle trecce dei Na’vi). Gli indigeni per poter cavalcare i loro cavalli a sei zampe si connettono celebralmente “guidandoli” con il pensiero. Il concetto che i Na’vi hanno di comunità per noi è un utopia, tutti si uniscono in una sola entità per salvare la vita di un solo essere (ed è un peccato che non ci sia questa mentalità nella realtà). Quello che noi viviamo attraverso internet (“connettersi” con altri esseri umani) i Na’vi lo vivono attraverso il loro corpo. Questo film non è solo cinema, è una esperienza. Ma se la vita Na’vi affascina, la spettacolarità non è di certo trascurata (si noti la foresta luminescente). Le scene di guerra sono adrenaliniche. Insomma ce n’è anche per gli appassionati dell’action movie. Forse l’unica pecca è la lunghezza della pellicola: si sa in anticipo dove Cameron voglia andare a parare ma ci impiega un pò per farlo. Qui Cameron entra nel classico limbo creativo di chi ha tanto da raccontare e poco tempo per farlo. Ma questa è l’unica defaillance di “Avatar”, dove la scoperta di Pandora è quasi più importante della storia in sè. Il film è comunque costellato da scene molto emozionanti (sopratutto sul finale) dove viene alla luce l’amore disinteressato, quello puro, quello al quale, nonostante l’infedeltà e i rancori, viene concessa una seconda opportunità. Questo film è anche filosofia. Dove la cosa più importante è il rispetto di tutte le forme di vita, dove l’equilibrio tra l'”essere” e la natura è la vera religione. La musica composta da Horner descrive bene queste scene. La colonna sonora è farcita di sonorità etniche e percussioni tribali che accompagnano le emozionanti melodie. “Avatar” è un fenomeno che va oltre al puro cinema.

CURIOSITA’:
Fonte IMDb (in inglese)
Possibile sequel (vedi articolo)

CONSIGLI: Si consiglia la visione della versione in 3D (anche se dopo la visione in 3D nasce un lecito dubbio: la versione in 2D sarà altrettanto coinvolgente?). Da gustare con gli occhi attenti e il cuore spalancato.

IN UNA PAROLA: Avaturoso

GIUDIZIO: 8+

Recensione: CLOVERFIELD

Recensione film Cloverfield film adrenalinico di Matt Reeves

TITOLO ORIGINALE: Idem

NAZIONE: Usa

ANNO: 2008

REGIA: Matt Reeves

INTERPRETI PRINCIPALI: Michael Stahl-David, T. J. Miller, Jessica Lucas, Odette Yustman, Lizzy Caplan, Mike Vogel

GENERE: Horror, Fantascienza

DURATA: 85 min (1h25min), Colori

SINOSSI: Una festa organizzata da dei ragazzi viene interrotta da quello che sembra un terremoto. I ragazzi scendono in strada e scoprono una spaventosa verità.

RECENSIONE: Il film inizia lentamente. Ma la noia si trasforma subito in azione. La pellicola si consuma velocemente, l’adrenalina è sempre alle stelle. Anche se il soggetto è molto scontato la realizzazione non ha pari. Infatti è tutto girato in presa diretta, con lunghi (finti) piani-sequenza, tutto in prima persona con camera a mano. Niente di nuovo, dal punto di vista stilistico, (si veda Nodo alla Gola di Hitchcock) ma è grazie questa tecnica e agli avanzati effetti speciali che questo film è così coinvolgente. Ci si trova dentro all’azione, non si ha tempo di pensare, gli eventi evolvono così velocemente che non si ha tempo di digerire quello che è appena successo. Le urla, il panico e le immagini fortemente traballanti sono molto presenti e, quello che per molti può sembrare un difetto, o comunque qualcosa di molto fastidioso, le inquadrature sghembe tremolanti e poco nitide sono il punto di forza del film, ma non solo. Fanno parte della trama stessa visto che chi riprende è un vero e proprio personaggio del film. Lo spettatore si veste dei panni dell’amico del protagonista e dal suo punto di vista vive una sera da dimenticare a New York. In questo film esistono tutte le paure che la società americana sta vivendo in questi ultimi anni e il ricordo dell’undici settembre è più vivo che mai. Il sotto-testo delle fobie americane è forte e poco celato (la gente che corre in strada sfuggendo da una nube di polvere e le telefonate ai genitori fanno eco ad altri fatti, purtroppo di cronaca vera), ed un brivido corre per la schiena. Un triste deja vu investe lo spettatore ma non ha tempo di pensarci su che la macchina da presa scappa. Fino a metà del film non si sa da che cosa.  Il mistero rimane quasi fino all’ultimo e le ultime scene concitate sono la degna fine di un film che è una mera macchina di intrattenimento, forse un pò fine a sè stesso, ma molto coinvolgente che lascia un buon retrogusto sul palato dello spettatore. Film vuoto di contenuti “intellettuali” ma pregno di azione e suspance.

CURIOSITA’: (Fonte WIkipedia)
– Il film è uscito negli Stati Uniti il 18 gennaio 2008, pochi giorni prima dell’uscita della quarta stagione di Lost, prodotta dallo stesso J.J. Abrams.
– La scena in cui la testa della Statua della libertà viene decapitata e lanciata come un proiettile tra i grattacieli di New York prende ispirazione dalla locandina di 1997: fuga da New York del 1981 di John Carpenter.
– All’inizio del film appare un breve cameo in cui è visibile Jason Biggs (interprete di Jim Levenstein in American Pie). Si presume che durante il film muoia a causa del mostro.
– Jason “Hawk” Hawkins (Mike Vogel) indossa una maglietta con il marchio della bevanda fittizia chiamata Slusho. La bevanda nasce in alcuni episodi della serie TV Alias, ed è stata usata anche per alcune foto promozionali del serial Heroes.
– Il film inizia e finisce curiosamente nel medesimo luogo, e cioè a Central Park. Nella prima scena Rob e Beth si trovano a casa del padre mentre nell’ultima scena si trovano dove è caduto l’elicottero che li trasportava via da New York.
– Nel film non compaiono bambini, in quanto il regista temeva che potessero lasciarsi sfuggire informazioni sulla trama del film.
– Hud, il cameraman di tutto il film, è anche un acronimo che in inglese sta per “head up display” (h.u.d.), un visore che, in aeronautica, è utilizzato per la monitorizzazione dei dati di volo. È quindi probabile che il regista abbia scelto tale nome per definire il punto di vista dello spettatore.
– Nelle immagini iniziali del film compare il simbolo della Dharma, società fittizia presente nel telefilm Lost, creato dallo stesso J.J. Abrams.
– Il film è privo di una colonna sonora musicale appositamente scritta, salvo che nella sequenza di scorrimento dei titoli di coda, in cui si ascolta una composizione sinfonica scritta dal musicista Michael Giacchino, abituale collaboratore del produttore J.J. Abrams (sono di Giacchino le colonne sonore delle serie televisive Alias e Lost, e del film Mission: Impossible 3).
– Il brano musicale, per orchestra e voce femminile solista, dura 9 minuti nella versione che accompagna il termine del film, mentre è disponibile una versione integrale di 12 minuti acquistabile nei siti di download musicale. La musica paga un evidente tributo alle composizioni sinfoniche del cinema nipponico dedicato a Godzilla, scritte da Akira Ifukube.
– La scelta di utilizzare Manhattan come luogo di ambientazione della vicenda è chiaramente ispirato al film Godzilla con Matthew Broderick e Jean Reno, in quanto nel film viene presentata l’isola di Manatthan come un perfetto habitat per un mostro di tali dimensioni. Nel film infatti si spiega che non esiste nessun’altra isola al mondo con certe determinate caratteristiche.
– Sia nella scena iniziale che in quella finale del film, il protagonista descrive ora e luogo delle riprese: in entrambi i casi sono le 6:42 di mattina.

CONSIGLI: Mollate i pop corn, rischiate di farli rovesciare sul pavimento dallo spavento. Film mordi e fuggi, per una serata piacevole con gli amici. Un film da vedere al cinema…. speriamo che esca in versione 3D.

IN UNA PAROLA: Mostruoso

GIUDIZIO 8

Recensione: IO SONO LEGGENDA

Recensione del film Io sono Leggenda, one man movie dai toni apocalittici.

TITOLO ORIGINALE: I am Legend

NAZIONE: Usa

ANNO: 2007

REGISTA: Francis Lawrence

INTERPRETI PRINCIPALI: Will Smith, Salli Richardson, Willow Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan, Emma Thompson (non accreditata)

GENERE: Fantascienza, Thriller, Azione

DURATA: 101 min (1h41min), Colore

SINOSSI: Un virus ha ucciso la maggior parte degli esseri umani, alcune persone infette si trasformano in zombie famelici di sangue, ipersesibili alla luce del sole. Sono rare le persone immuni al virus. Una di queste è Robert Neville (Will Smith), l’unico sopravissuto di New York e forse della terra. Robert è costantemente impegnato alla ricerca di un siero che potrebbe salvare l’umanità.

RECENSIONE: Come tutti sanno l’ossatura portante di un film si divide in tre parti: inizio, sviluppo e finale. Un ottimo film deve coinvolgere e stimolare lo spettatore in tutte le sue parti. “Io sono leggenda” ha raggiunto il suo obiettivo per 2/3. Il film, basato sull’omonimo romanzo di Richard Matheson, parte benissimo. Spiazza ed emoziona la New York piena di vegetazione e di animali selvaggi. Per quasi tutta la prima parte il regista ci fa vivere la vita del protagonista: la solitudine in una metropoli, i dialoghi con Sam (il cane) e la paranoia che sfocia in pazzia. Will Smith in questo è stato emozionante e credibile. Non manca, poi, la suspance che in alcuni momenti raggiunge livelli altissimi. Ma non lasciamoci andare a facili entusiasmi. Il film, quando giunge nell’ultimo terzo, inizia a presentare delle lacune di sceneggiatura in funzione alla spettacolarità e alla adrenalina. Quando l’azione cresce la qualità s’abbassa diventando un film d’intrattenimento con la “I” maiuscola. Si giunge all’apoteosi della mediocrità con il deludente finale. Tralasciando il fatto che ormai i film con protagonista Will Smith siano diventati una vetrina commerciale per sponsor e finanziatori (si veda anche “Io, Robot”) e che si stravolgano romanzi per le propie esigenze di sceneggiatura, “Io sono leggenda” dimostra, purtroppo solo in parte, che si possono produrre dei bei film pur seguendo le ferree leggi dello show-business (che si focalizzano più sul profitto che sulla valenza artistica di un film). Come già detto il finale non è all’altezza del resto del film, lo è però il suo finale alternativo. Nonostate tutto è un buon prodotto a cui non manca nulla: thriller, suspance, azione, dramma e sentimento. Da questo punto di vista è un prodotto completo, con alti e bassi.

CURIOSITA’:  (da Internet)
– Ha un finale alternativo (a mio avviso migliore) consultabile qui.

– Nel 2011 uscirà un prequel, sempre con Will Smith. yourmovies.com

CONSIGLI: Da vedere al buio sgranocchiando dei pop corn.

IN UNA PAROLA: Hollywoodiano

GIUDIZIO 6 e mezzo