Recensione: ALICE IN WONDERLAND

Recensione di Alice In Wonderland di Tim Burton, film visivamente spettacolare ma che lascia un po’ di amaro in bocca

TITOLO ORIGINALE: Alice in Wonderland

NAZIONE: Usa

ANNO: 2010

REGISTA: Tim Burton

INTERPRETI PRINCIPALI: Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Stephen Fry, Crispin Glover, Michael Shee

GENERE: Avventura, Fantastico

DURATA: 109 min (1h46min), Colori

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Alice scappa della sua festa di fidanzamento per seguire il Bianconiglio nel paese delle meraviglie.

RECENSIONE: Il film è tratto dai romanzi “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” scritti da Lewis Carroll ed è l’ennesiama trasposizione cinematografica di questo classico della letteratura inglese. Nonostante la Disney riproponga questa storia (già presentata nel 1951) con un altro registro, le avventure di Alice, rielaborate dal visionario Burton, affascinano più che mai. Anche perchè non è un mero remake ma è un ritorno al “paese delle meraviglie”. Certo, non siamo di fronte ad un lavoro che si possa definire al 100 % “burtoniano”, ma lo stile del maestro del gotico lo ritroviamo in più riprese (es.la rappresentazione della foresta, l’uso dei chiaro-scuri e della rappresentazione scenica). All’inizio il ritmo della storia è molto veloce, tant’è che, dopo mezz’ora di film, già s’incontrano la gran parte dei personaggi protagonisti, tutti realizzati in maniera straordinaria. Degni di nota sono lo Stregatto (subdolo ma affascinante felino che volteggia, sparisce e riappare a piacimento), Pincopanco e Pancopinco (il loro costante contrasto da vità a divertenti siparietti) la Regina Bianca (un’eterea e schifiltosa Anne Hathaway) la Regina Rossa (una psicotica e crudele Helen Bohman Carter) e la lepre Marzolina (personaggio poco presente ma molto divertente, ben curato e creato in tutta la sua coinvolgente pazzia). Un capitolo a parte va riservato al personaggio del Cappellaio Matto interpretato da Johnny Depp. Ci si aspettava un Cappellaio Matto un pò più pazzo. La triste emotività del personaggio è eccessiva ma fortunatamente qualche sprazzo di insanità hanno reso il personaggio più godibile. L’impressione è che Depp abbia fuso insieme Sparrow ed Edward mani-di-formice, i suoi movimenti fluidi e sinuosi e le espressioni tenere e melense ne sono la prova. Il personaggio fortunatamente guadagna qualche punto nell’esibizione della “deliranza” finale. Non si dubita che dietro al personaggio del Cappellaio Matto non ci sia stato uno studio ma sicuramente non è uno dei personaggi più emblematici di Depp. L’interpertazione di Mia Wasikowska (Alice), a parte la sua somiglianza con Gwyneth Paltrow, lascia segni delebili (si nota che è giovani e inesperta – crescerà!). Il film è godibile ma sul finale perde qualche colpo: il ritmo si abbassa e la storia si capisce dove va a finire ma Burton mette qua e là qualche siparietto surreale che rende più sopportabile la ripetitività della storia. La sceneggiatura, tralasciando il fatto che il film sia ispirato a un soggetto collaudato, non viene sviluppata con grande mestiere. Certo è che la trama passa in secondo piano considerando che questa pellicola è più “visiva” che “narrativa”. Effetti speciali all’avanguardia, ambientazioni fantastiche straordinarie e movimenti di macchina a volte al limite del possibile tutto per appagare la spettacolarità di una pellicola altrimenti un pò vuota e ridondante. Il finale delude sopratutto per il messaggio che lancia, sembra dire: “Lasciate perdere il paese delle meraviglie, non esiste! Vivete la realtà, quella è importante!”, smontando tutta la macchina di spensieratezza della pellicola. Morale troppo realista: inconsueta per Burton e un cambio di tendenza inspiegabile da parte della Disney visto che sulla fantasia e la magia ha creato un impero.

CURIOSITA’:
(fonte Wikipedia)
– Ci si potrebbe chiedere perché Tim Burton abbia preferito l’arancione al bianco (colore usato nel film d’animazione della Disney del 1951) per la realizzazione della capigliatura del Cappellaio Matto. Questo, a detta di Burton, è stato un volontario richiamo a quella che era l’attività dei cappellai nel diciannovesimo secolo: per la lavorazione del feltro, erano spesso costretti a trattarlo con del mercurio, tra le cui caratteristiche vi era appunto quella di creare una forte forma d’intossicazione, con conseunti stati d’allucinazione e di squilibrio mentale, facendo inoltre mutare il colore dei capelli in arancione (poiché spesso provavano sulla loro testa i cappelli che producevano. Ecco perché Lewis Carroll partorì questo personaggio: Matto come un cappellaio (Mad as a hatter) che, paradossalmente, nella società del diciannovesimo secolo non era una figura rara da trovare.
– La “deliranza”, eseguita dal cappellaio matto, ricorda il finale di “Beetlejuice”, film del 1988 diretto dallo stesso Burton; anche il movimento rotatorio della testa del Cappellaio è identico a quello compiuto da Beetlejuice.
– Determinati aspetti della trama (in particolare il ritorno di Alice dopo un precedente viaggio del quale non ha ricordo e la regina rossa che tiranneggia) ricordano molto la trama del videogioco American McGee’s Alice.
– La fuga iniziale di Alice dalla festa in casa ricorda molto la parte iniziale di Alice nel paese delle meraviglie film TV del 1999 diretto da Nick Willing, nel quale Alice scappa di casa per paura e vergogna di cantare una canzone dinnanzi agli ospiti. Sempre nel film di Willing è presente la rassomiglianza dei personaggi con gli invitati alla festa, elemento inesistente nel romanzo originale, ripreso forse dal film “Il mago di Oz”.
– Il Fante della Regina di cuori ha una benda all’occhio sinistro, che mentre compie atti malvagi è nera, ma diventa rossa quando si trova vicino alla regina di cuori. Ha un occhio solo perché il Fante di Cuori e il Fante di Picche sono chiamati, in Inghilterra, One-Eyed Jacks, per la loro rappresentazione di profilo.
– All’inizio (e in una locandina del film), quando Alice si ritrova catapultata nel Paese delle meraviglie, si riconosce chiaramente sullo sfondo l’albero dei morti de “Il mistero di Sleepy Hollow”; chiara citazione di un altro celebre film dello stesso Tim Burton.
– Nel film sono presenti anche un omaggio ad un film di animazione di Burton “La sposa cadavere”, dove nel giardino della Regina Rossa si notano dei rami a forma di mano. Sempre nel giardino, sono presenti cespugli dalle svariate forme, omaggio al famoso film di Burton “Edward mani di forbice” inoltre quando il cappellaio nasconde la piccola Alice nella teiera e le taglia velocemente un vestito da farle indossare, lo fa con le stesse mosse di Edward (e guardacaso Johnny Depp ha recitato nel ruolo di entrambi i personaggi).
– La corona delle regine cambia il colore delle gemme a seconda di chi la indossa: se la indossa quella rossa diventano rosse, se la indossa quella bianca, diventano azzurre.
– Il Ghiro è una femmina nel film, e questo ha scatenato molte domande sul perchè. Burton rispose che nel libro il suo sesso non è specificato.
– La risposta alla frequente domanda posta dal cappellaio ad Alice “perché un corvo assomiglia ad una scrivania?” è molto semplice: un corvo assomiglia ad una scrivania poiché sia l’uno che l’altra hanno le penne. L’indovinello comunque era stato pensato da Carroll per non avere risposta, solo dopo la pubblicazione del libro pensò ad una soluzione e partì anche un concorso per inventarne una! Una di queste è «ci somiglia perché entrambi producono note» (le note della scrivania si riferiscono agli appunti, appunto “note” invece per il corvo le note sarebbero quelle prodotte dal suo verso).
– Sulla stoffa del nastro legato al collo del Cappellaio sono impresse diverse teste variopinte di Jack Skeletron, protagonista del film prodotto da Burton “The Nightmare Before Christmas”.
– All’inizio del film, Lady Ascot, mentre passaggia con Alice, scopre che sono state piantate rose bianche, quando lei le aveva chieste rosse. Un riferimento alla prima volta in cui Alice, nel romanzo, vede la Regina di Cuori, decisa a punire tre carte per aver piantato rose bianche e poi dipingerle di rosso.

(fonte IMDb)
Clicca qui per altre curiosità (in Inglese)

CONSIGLI: Aprite la mente alla fantasia e lasciatevi coinvolgere come si faceva da bambini.

IN UNA PAROLA: Burtonesco

GIUDIZIO 6 e mezzo

Recensione: BASTARDI SENZA GLORIA

Recensione del film Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino. Un film che rivedere e corregge la storia della Seconda Guerra Mondiale con pennellate di violenza e pulp.

TITOLO ORIGINALE: Inglourious Basterds

NAZIONE: Usa

ANNO: 2009

REGISTA: Quentin Tarantino

INTERPRETI PRINCIPALI: Brad Pitt, Christoph Waltz, Michael Fassbender, Eli Roth, Diane Kruger, Daniel Brühl, Til Schweiger, Mélanie Laurent

GENERE: Avventura, Azione, Guerra

DURATA: 153 min (2h33min), Colori

Questa recensione ha partecipato al concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino

SINOSSI: Durante la seconda guerra mondiale un manipolo di soldati americani ebrei ha come missione di eliminare tutti i tedeschi naziasti che possono. Nel frattempo una ragazza ebrea, sopravissuta allo sterminio della sua famiglia, ha un’occasione irripetibile: uccidere tutti i gerarchi nazisti.

RECENSIONE: “Bastardi senza gloria” è un film entusiasmante, storicamente strampalato, violentemente tarantiniano, che si consuma tutto d’un fiato e che una volta finito non si può fare a meno d’applaudire. Con un inizio sornione, Quentin ci proietta nella sua seconda guerra mondiale con i soliti tedeschi in cerca di ebrei. Ma dopo qualche minuto di visione viene presentato questo manipolo di uomini molto sui generis: dei soldati americani ebrei, chiamati i “Bastardi”, che cacciano Nazisti come fossero selvaggina. Tarantino già qui spiazza lo spettatore. I carnefici diventano vittime, e queste vittime hanno paura! (si veda la prima scena dove viene presentato Hitler, un ottimo Martin Wuttke). Il cast è formidabile. Spicca fin dall’inizio la straordinaria performance attoriale di Christoph Waltz (nella parte del mellifluo e sornione colonnello delle SS Hans Landa) vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista (più che meritato). Un personaggio sfaccettato e pieno di sfumature, affascinante e spaventevole allo stesso tempo. Il personaggio interpretanto da Brad Pitt, il tenente Aldo Raine, capo dei Bastardi, è straordinariamente confezionato: un leggero prognatismo alla Marlon Brando ne Il Padrino, una vistosa cicatrice alla gola e i suoi metodi spicci fanno di lui un personaggio interessante, forte e pieno di mistero. Alcuni “bastardi” sono ben caratterizzati come Hugo Stiglitz (interpretato da Til Schweiger) e Donnie Donowitz (Tim Roth) soprannominato L’Orso Ebreo mentre altri sono un pò trascurati. Tutti gli attori hanno lavorato molto bene e Tarantino ha dato il meglio di sè: ha sviluppato all’esagerazione il suo stile citazionistico (nomi, film, registi – si noti il cameo di Castellani) e il taglio stilistico della pellicola non delude: inconfondibile. Non trascura anche il “mero” divertimento fine a sè stesso, cosa sempre presente nei film di Tarantino: situazioni curiose e comiche all’interno di un contesto dove gli equilibri sembrano rompersi da un momento all’altro. In questo film prevale il thriller. La tensione e la suspance che riesce a creare in alcune scene mette veramente i brividi, degna del grande Hitchcock. La sceneggiatura è da manuale ed è un peccato che non abbiam ricevuto l’Oscar. La violenza e l’azione, come solo Tarantino può concepire, non mancano anzi si evolvono: la violenza fisica (se pur presente) sembra cedere il passo ad quella psicologica. Le scene d’azione sono brevi, concitate ma piene di tutto quello che ci vuole (sparatorie, mexican standoff, torture). La musica, come detta lo stile tarantiniano, è “ripescata” da altre colonne sonore composte dai più grandi autori di musica da film (sono presenti brani di Morricone, Schifrin, Bernstein) ma anche di artisti contemporanei (come David Bowie). Un film sviluppato tutto sulla comunicazione (i salti mortali da una lingua all’altra, i gesti e il linguaggio del corpo sono cruciali per la trama del film) dove il protagonista, manco a dirlo, è il cinema (le scene conclusive si ambientano in una sala cinematografica). Insomma un lavoro sul cinema, per il cinema nel cinema dove l’azione, la violenza, la suspance e un velo d’ironia vanno oltre a quello che, a prima vista, può sembrare a un film di guerra. Questo film è tutto Tarantino e senza vergonga, senza mezze misure, con una consapevolezza da fare invidia, il regista lo dichiara apertamente alla fine del film dicendo, con le sembianze di Aldo Raine, che: “Questo potrebbe essere il mio capolavoro!”. Senza parole. Standing ovation.

CURIOSITA’
(fonte Wikipedia)

– Lo pseudonimo siciliano usato dal sergente Donnie Donowitz in occasione della premiere di Orgoglio della nazione è Antonio Margheriti, un chiaro riferimento al regista italiano noto per aver diretto svariati film horror/splatter amati da Tarantino (“Apocalypse domani” fra tutti).
– Nella scena in cui il colonnello Hans Landa strozza l’attrice Bridget von Hammersmark, al momento del primo piano le mani non sono quelle del colonnello, ma quelle di Quentin Tarantino.
– Tarantino appare nel film con un bel primo piano dedicato a lui: si tratta del primo cadavere di un soldato tedesco a cui i “Bastardi” strappano lo scalpo.
– Il film “Orgoglio della nazione” che viene presentato durante la serata nazista è stato diretto da Eli Roth, l’attore che interpreta Donnie Donowitz, soprannominato l’Orso Ebreo.
– L’attore Sylvester Groth aveva già interpretato il personaggio del ministro della propaganda Joseph Goebbels nel film “Mein Führer – La veramente vera verità su Adolf Hitler”, a cui si fa riferimento con il mappamondo-bar che compare a metà film.
– Nella scena in cui i bastardi liberano Stiglitz dalla prigionia è presente in sottofondo il pezzo musicale “La battaglia di Algeri”, un chiaro omaggio di Tarantino al regista italiano Gillo Pontecorvo ed al suo capolavoro, “La battaglia di Algeri” appunto.
– Nella prima scena del film, Hans Landa giunge alla fattoria del signor La Padite scortato da due motociclette e da un SdKfz 104, che in realtà non fu mai usato per compiti di scorta ma essenzialmente per il trasporto dei rifornimenti.
– Alla prèmiere nazista non erano presenti né Himmler, né Donitz.
– Nella prima scena in cui si vede Shosanna a Parigi per la prima volta, sta rimuovendo dal cinema le insegne e si nota che in quel cinema veniva proiettato “La tragedia di Piz Palü” film in cui recita l’attrice Leni Riefenstahl, di cui Quentin Tarantino afferma “È stata la più grande regista mai esistita”. Piz Palü viene citato anche nella scena del bar in cui si discuteva dello strano accento dell’infiltrato inglese, e per giustificarlo rispondono che il soldato viene da un piccolo paesino di montagna vicino appunto al Piz Palü.
– Il soldato Hugo Stiglitz prende nome dall’omonimo attore messicano divenuto famoso fra gli anni settanta e ottanta per numerosi film horror tra cui Under the Volcano e Incubo sulla città contaminata del regista Umberto Lenzi.
– Nella scena in cui Aldo Raine/Brad Pitt tratta il rilascio di Bridget von Hammersmack tenuta in ostaggio nello scantinato da un soldato, viene citata l’espressione Stallo alla messicana espressione che indica una situazione nella quale due o più persone (solitamente tre) si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi, in modo che nessuno possa attaccare il suo opponente senza essere a sua volta attaccato e divenuta famosa grazie al genere spaghetti-western di cui Quentin Tarantino è grande estimatore.
– L’omaggio al film del 1977 di Enzo G. Castellari non si ferma al titolo e alla nascita del gruppo, ma lo stesso personaggio interpretato da Brad Pitt è vestito in maniera identica a Bo Svenson, che in Quel maledetto treno blindato pure interpreta il leader del gruppo; inoltre il regista del primo film fa in Bastardi senza gloria un piccolo cameo nel ruolo di un comandante nazista.

(fonte IMDb)
– Quentin Tarantino lavorò alla sceneggiatura per quasi un decennio
– Nastassja Kinski avrebbe dovuto interpretare Bridget Von Hammersmak; Tarantino incontrò l’attrice ma non venne raggiunto un accordo.
– Il nome del personaggio interpretato da Mike Mayers è un omaggio all’attrice Edwige Fenech.
– Su tutto il materiale promozionale tedesco del film la svastica è stata oscurata o rimossa a causa della legge che vige in Germania (è vietato l’esibizione di simboli nazisti a meno che non abbiano una funzione di acuratezza storica)
– La pipa che fuma il colonello Landa è una Calabash Meerschaum, conosciuta come la pipa di Sherlock Holmes.
– Quando è stato chiesto come abbia fatto a diventare così violento per il suo ruolo Eli Roth in parte ha attribuito la sua performance ai costumi storicamente accurati: “Essere in biancheria intima di lana vi faranno venire voglia di uccidere qualsiasi cosa.” Eli ha anche affermato (in una intervista a parte) che la sua ragazza aveva segretamente aggiunto un po ‘di musica di Hannah Montana sul suo iPod, quando l’ascoltava, inspiegabilmente riusciva ad entrare nella natura violenta dell’ “Orso Ebreo”.

Altre curiosità le trovate qui (in Inglese)

CONSIGLI: E’ consigliabile vedere questo film in lingua originale (sottotitoli a piacere). Da seguire in religioso silenzio.

IN UNA PAROLA: Tarantiniano

GIUDIZIO 8 e mezzo