Recensione: I SETTE SAMURAI

Recensione del grande film di Akira Kurusawa, che è stato di ispirazione anche per Hollywood…



TITOLO ORIGINALE: Shichinin no Samurai – 七人の侍

NAZIONE: Giappone

ANNO: 1954

REGISTA: Akira Kurosawa

INTERPRETI PRINCIPALI: Takashi Shimura, Yoshio Inaba, Daisuke Katō, Minoru Chiaki, Isao Kimura, Seiji Miyaguchi, Toshirō Mifune

GENERE: Drammatico, Avventura

DURATA: 200 min (3h20min), B/N

SINOSSI: Degli umili e ignoranti contadini, abitanti di un villaggio, per prevenire un attacco da parte dei briganti decidono di assoldare dei Samurai (pagandoli solo con vitto e alloggio) per proteggere le loro abitazioni ed il loro raccolto.

RECESIONE: Akira Kurosawa dirige un film che, a giudicare dalla trama, potrebbe risultare poco incisivo o addirittura banale. In realtà è un film completo, strutturato e ben misurato. Per semplicità qui è stato classificato come un film drammatico ma in realtà racchiude più generi: la pellicola è a tratti comica, verso la fine prevale l’azione e la drammaticità, è ambientata in un contesto storico preciso nella quale trova spazio anche una storia d’amore (ben dosata e per niente melensa). Kurosawa ha usato espedienti tecnici che aumentano la drammaticità in momenti salienti (si noti l’uso del rallentatore) questo ne fa una pellicola all’avanguardia rispetto alle produzioni coeve. La fotografia (in bianco e nero) è gestita benissimo soprattuto nelle scene soleggiate. La macchina da presa gioca con i personaggi, entra ed esce dalle stanze, a volte sbircia gli avvenimenti come farebbe un bimbo mentre ascolta discorsi da grandi. Le inquadrature sono ben studiate e ben composte anche per dare un buona profondità di campo alla scena che a causa del bianco e nero sarebbe piatta, questo inconveniente, comunque, è gestito benissimo dal reparto della fotografia (coadiuvato dalla mirabile regia). I primi piani non sono mai banali e descrivono con precisione i personaggi. Gli attori sono tutti formidabili soprattutto per l’utilizzo dell’espressioni facciali. A seconda dell’evento il loro viso si trasfigura in espressioni che noi occidentali siamo abituati a vedere nei cartoni animati di produzione giapponese, ma che in realtà pescano a piene mani dalla tradizione del teatro No e Kabuki. I visi diventano maschere innoridite, spaventate e impaurite. Occhi e bocche vengono spalancati a preannunciare pericolo e paura. Dei sette samurai purtroppo non tutti rimangono impressi, seppur tutti bene rappresentati. Tuttavia i samurai memorabili sono: Kambei Shimada (il capo coordinatore dei sette), Katsushirō Okamoto (pupillo di Kambei nonchè protagonista di una storia d’amore con una contadina), Shichirōji (vecchia conoscenza di Kambei) e Kyūzō (forse il più valorso del gruppo, ammirato da Katsushirō). Un nota a parte merita Kikuchiyo interpretato da Toshirō Mifune. Un personaggio fantastico interpretato in un modo sublime. Kikuchiyo è l’anima meno nobile e poetica dei sette samurai lo si vede dai movimenti scimmieschi, dalle urla di gioia e dai salti d’eccitazione scomposti e sgraziati. Nonostante il suo comportamente grezzo, risulta simpatico e sincero e riesce a conquistare gli altri sei samurai che lo prendono con sè. Sostanzialmente è il verò protagonista ma non offusca mai completamente gli altri eroi della storia. Kikuchiyo non è solo il giullare di tutta la storia, i fantasmi del suo passato rendono questo personaggio molto sfaccettato (si noti la scena in cui si sfoga con i samurai sulla loro casta).E’un film che va oltre al mero intrattenimento infatti condatta la modernità a favore della tradizione e che esalta i valori del rispetto, dell’onore e della fraternità fra gli uomini aiutando chi ne ha più bisogno senza chiedere nulla in cambio. Questo film pieno di azione, di poesia e di momenti commoventi è un vero proprio manifesto della vita dell’eroe moderno: il sacrificio di pochi per la felicità e il benessere di molti.

CURIOSITA’: (Fonte: Wikipedia)
– Il film fu trasformato in un western da Hollywood nel 1960, I magnifici sette, remake per la regia di John Sturges.

CONSIGLI: Da vedere al buio in mistico silenzio.

IN UNA PAROLA: Eterno

GIUDIZIO 9 e 1/2